Questa nota informativa è stata realizzata dal Servizio Fitopatologico e Difesa dell’Istituto Regionale per la Floricoltura di Sanremo con la collaborazione dei tecnici della Cooperativa L’Ortofrutticola di Albenga, del Consorzio Agrario delle Province del Nord Ovest e della Cooperativa Florcoop di Sanremo.

Piante di Helychrisum italicum con deformazioni fogliari, scopazzi e nanismo dei germogli causati da grave infesazione di acari eriofidi. A destra immagine al microscopio di un esemplare di acaro eriofide (dimensioni reali 0,1-0,3 mm) quasi invisibile a occhio nudo (Immagini IRF).

Si prevede che nella prima metà di gennaio dal Nord Europa discenda un’ondata di freddo artico che interesserà l’Europa fino al Mediterraneo, e vi è elevata probabilità di nevicate nel centro-nord Italia anche a quote basse. Da metà gennaio fino a febbraio compreso sull’Italia dovrebbe permanere un’anomalia positiva fino a +1°C, che potrebbe arrivare fino a +2°C sulla pianura Padana e le Alpi, Liguria compresa, anche se non si esclude la possibilità di occasionali sbalzi termici negativi, soprattutto in febbraio. Per quanto riguarda le precipitazioni, per la Liguria non si prevedono anomalie significative rispetto alle medie stagionali.

mappe di anomalia di temperatura media mensilea 2 metri, prevista per i prossimi mesi (mappe ARPA Piemonte).
mappe di anomalia delle precipitazioni cumulate mensili, previste per i prossimi mesi (mappe ARPA Piemonte).

In entrambe le mappe: le zone grigie indicano un’affidabilità inferiore al 50%, le zone barrate un’affidabilità della previsione tra il 50 e il 70% e le restanti zone un’affidabilità maggiore del 70%. Entrambe le mappe rappresentano il valore mediano calcolato sui seguenti cinque modelli – CMCC, DWD, Meteo-France, ECMWF, ECCC, UK Met-Office, JMA, NCEP. Fonte: https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/previsioni-stagionali-inverno-dicembre-2025-febbraio-2026

Per aggiornamenti più puntuali per la Liguria consultare il bollettino AgroMeteoLiguria del CAAR (Centro di Agrometeorologia Applicata Regionale) all’indirizzowww.agriligurianet.it/it/impresa/assistenza-tecnica-e-centri-serivizio/agrometeo-caar/bollettino-agrometeo-caar.htm, oppure il nostro sito all’indirizzo https://www.flornewsliguria.it/category/agrometeo/.

PROBLEMATICHE DI PARTICOLARE RILIEVO

Tra gennaio e febbraio le coltivazioni da fiore e da fronda recisi, tra cui soprattutto ranuncolo, anemone, papavero, ginestra, ruscus, asparago, viburno e pittosporino variegato, raggiungeranno l’apice produttivo.

Nel settore della vaseria le produzioni di aromi si stanno avviando alla vendita, che in genere si conclude entro marzo, mentre le margherite e le altre specie da vaso fiorito (pelargoni, dipladenie, lantane, Solanum, mesembriantemi e altre succulente, e molte altre minori) resteranno in allevamento fin oltre marzo, alcune addirittura fino a giugno, in funzione delle richieste del mercato.

Anche quest’anno il clima mite di inizio inverno ha consentito la sopravvivenza di numerosi fitofagi (lepidotteri, tripidi e soprattutto afidi) che hanno proseguito a infestare gli impianti in serra e quelli in pien’aria ben esposti.

Pochi sono stati i casi di malattie crittogamiche “autunnali” di una certa gravità: si sono registrati alcuni casi di peronospora e di alternariosi; numerosi casi di mal bianco; la muffa grigia si è limitata a colpire in zone particolarmente umide e mal esposte.

Le fisiopatie tipiche del periodo freddo (clorosi ferrica, giallumi fogliari da asfissia radicale, alterazioni cromatiche della vegetazione da stress termici, fessurazione degli steli erbacei da squilibri nutrizionali o da stress ambientali) finora si sono manifestate in modo sporadico, ma potrebbero aggravarsi tra gennaio e febbraio in caso di significativi sbalzi termici.

FIORI E FRONDE RECISI

Anemone, ranuncolo, papavero – In produzione

Afidi e tripidi: si osservano attacchi di questi fitofagi soprattutto in serra e su anemone; anche nelle coltivazioni in pien’aria ben esposte trovano condizioni favorevoli e riescono a essere attivi quasi per tutto l’anno. Bisogna monitorare le coltivazioni (in serra si consiglia di posizionare trappole cromotropiche), adottare strategie preventive (ad es. repellenti o limitatori naturali) e in caso di necessità intervenire in modo tempestivo in quanto entrambi sono vettori di malattie virali.

– Lepidotteri: si osservano ancora, soprattutto negli impianti in serra, erosioni fogliari e degli steli da larve di lepidotteri, soprattutto nottuidi.

Acari tarsonemidi: anche quest’anno Polyphagotarsonemus latus è comparso in alcuni impianti di ranuncolo su alcune selezioni particolarmente appetite. I sintomi sono deformazioni fogliari quali bollosità, inspessimento delle lamine e bronzatura della pagina inferiore. Il ricorso ad acaricidi in genere ne consente un buon contenimento.

Ranuncolo: necrosi fogliari da Potyvirus (Immagine Cooperativa Florcoop)

Virosi: sia su anemone che su ranuncolo si sono già osservate alterazioni e necrosi fogliari derivanti dalle infezioni di Tomato Spotted Wilt Virus (TSWV) avviate tra l’estate e l’autunno. Sporadicamente si osservano esiti da infezioni da Potyvirus.

Muffa grigia: prestare attenzione agli impianti caratterizzati da rugiade ed elevata umidità ambientale in cui potrebbero avviarsi infezioni da Botrytis cinerea su steli e fiori. Prevenire arieggiando (ove possibile), adottando piani di concimazione equilibrati e adeguatamente ricchi di calcio, applicando formulati ad azione preventiva quali quelli a base di microrganismi antagonisti, sostanze igienizzanti, sostanze ad azione corroborante. In presenza della malattia è bene eliminare i tessuti colpiti e intervenire con antibotritici, con la raccomandazione di alternare formulati a diverso meccanismo d’azione per ridurre il rischio di insorgenza di resistenze. Negli impianti in cui vi sono condizioni particolarmente favorevoli alla malattia è consigliabile applicare formulati biologici o ad azione igienizzante anche in prossimità della raccolta, in modo da limitare il rischio di sviluppo di marciumi sui fiori in post raccolta.

Mal bianco: malattia che già comparsa in autunno e che potrebbe ricomparire verso fine inverno, in concomitanza di temperature miti e clima asciutto. Colpisce preferibilmente tessuti teneri ed esposti alle correnti d’aria, e risulta più frequente e grave in serra. Come per la muffa grigia, intervenire preventivamente e utilizzare antioidici mirati in caso di comparsa dei primi sintomi.

– Marciumi basali da Sclerotinia spp.: malattia presente fin dall’autunno, in modo non grave ma diffuso. Con l’abbassarsi delle temperature l’incidenza della malattia dovrebbe ridursi.

Anemone: marciume della base degli steli da Sclerotinia sp. (Immagine Consorzio Agrario)

Marciumi basali da oomiceti (Pythium sp. e Phytophthora spp.): colpiscono con più frequenza gli impianti soggetti a ristagni idrici, soprattutto in fuorisuolo. Per contrastarne la diffusione e lo sviluppo si consiglia di applicare al substrato, con una certa regolarità, formulati a base di microrganismi antagonisti. In presenza di marciumi verificare che gli apporti idrici siano adeguati alle capacità di assorbimento dell’apparato radicale (una radice danneggiata ha minore funzionalità) e applicare formulati ad es. a base di propamocarb o fosetil alluminio (quest’ultimo attivo soprattutto contro Phytophthora).

– Tracheofusariosi: in alcuni impianti di ranuncoli, prevalentemente in serra, si osservano ancora deperimenti causati dalle infezioni di Fusarium oxysporum f. sp. ranunculi avviate a fine estate.

Ranuncolo “Hanoi”: marciume della base degli steli da Pseudomonas marginalis
. (Immagine Cooperativa Florcoop)

Batteriosi da Pseudomonas viridiflava, P. marginalis, P. cichorii: in inverno i marciumi fogliari o degli steli causati da questi batteri compaiono più facilmente negli impianti di ranuncolo condotti in pien’aria, o comunque molto umidi, in quanto la presenza di un velo di acqua sui tessuti favorisce la diffusione dei patogeni e l’avvio delle infezioni. Le selezioni generalmente più suscettibili sono quelle lussureggianti, caratterizzate da foglie grandi e acquose. Per prevenire le infezioni si consiglia di: adottare piani di concimazione equilibrati, cercando di evitare l’eccessivo intenerimento dei tessuti; quando le piante sono bagnate evitare operazioni che possano causare ferite; utilizzare, in modo oculato, formulati a base di sali di rame, privilegiando quelli costituiti da forme assimilabili. Per prevenire le infezioni può anche essere utile l’impiego di prodotti a base di microrganismi antagonisti, di sostanze igienizzati o corroboranti.

Fisiopatie: in inverno possono comparire giallumi, da clorosi ferrica (soprattutto su papavero) o da ristagni idrici, e danni agli steli (fessurazione/torsione longitudinale, fenomeno noto come “stelo vuoto”, piegatura sotto il fiore noto come “pipa”) che sono favoriti, oltre che da predisposizione varietale e da stress ambientali, anche da squilibri nutrizionali (ad es. carenza di Ca e/o B; eccesso di P e/o K): adottare piani di concimazione adeguati allo stadio vegetativo delle piante.

Mimosa (Acacia spp.) e ginestra (Retama monosperma) – In produzione

Ricania speculum: cicalina ormai largamente diffusa in tutto il ponente ligure. In alcuni impianti di mimose e di ginestre si sono osservati disseccamenti dei rami causati dalle ovodeposizioni avvenute a fine estate della cicalina Ricania speculum. Su mimosa i danni sono particolarmente gravi in quanto le lesioni possono causare l’appassimento e il disseccamento della porzione terminale del ramo che porta le infiorescenze.

Muffa grigia: le piante di ginestra a fioritura tardiva e quelle di mimosa saranno in produzione fino a febbraio inoltrato: in caso di piogge o comunque di condizioni di elevata umidità ambientale si consiglia di effettuare interventi antibotritici preventivi per evitare marciumi delle infiorescenze.

Clorosi ferrica: in inverno, negli impianti di mimose condotti in terreni calcarei possono comparire i caratteristici giallumi fogliari da ferro carenza. Si tratta di un problema in genere transitorio, ma che può causare un indebolimento delle piante; la somministrazione preventiva di chelati di ferro può contribuire a ridurre i sintomi.

Eucalyptus – In produzione

Eucalyptus parvifolia : lesioni sui fusti da
Quambalaria eucalypti (Immagine Cooperativa Florcoop)

– Deformazioni e disseccamenti dei germogli: gli esiti delle infestazioni di acari eriofidi (Phyllocoptes cacolyptae) sono presenti in numerosi impianti, soprattutto di Eucalyptus pulverulenta “Baby Blue” e di E. cinerea. Si consiglia di effettuare un’accurata pulizia delle piante a fine raccolta, e quindi intervenire ai primi germogliamenti con acaricidi mirati.

– Maculature fogliari: infezioni di Alternaria sp. stanno causando la comparsa di maculature e disseccamenti fogliari; su E. gunnii Alternaria sp. può anche causare il disseccamento degli apici dei rametti.

– Lesioni da Quambalaria eucalypti: questo basidiomicete causa lesioni su germogli in crescita attiva e su foglie giovani, con conseguente malformazione dei germogli e distorsione delle foglie. Infezioni gravi possono causare la morte dei germogli e quindi la perdita di dominanza apicale e stenosi della crescita, nonché la comparsa di cancri neri infossati sui fusti. Ne vanno soggette soprattutto le piante di Eucalyptus parvifolia.

– Marciumi basali: possono comparire deperimenti, associati a marciumi della radice, di origine fungina (ad es. Cylindrocarpon spp., Phytophthora spp.): in genere si tratta degli esiti delle infezioni avviate nel periodo estivo-autunnale.

Ruscus – In produzione

Ricania speculum: osservati in alcuni impianti lesioni sui rami causati dalle ovodeposizioni di questa cicalina.

– Marciumi basali: possono ancora comparire deperimenti, associati a marciumi della radice e/o rizomi, di origine fungina (Fusarium spp., Cylindrocarpon spp., Rhizoctonia violacea): in genere si tratta degli esiti delle infezioni avviate nel periodo estivo-autunnale.

Fiore di riso (Ozothamnus) – In coltivazione

– Maculature fogliari: in alcuni impianti si osservano maculature e disseccamenti fogliari causati da Alternaria sp. I rami colpiti presentano le foglioline disseccate che tendono a restare attaccate al ramo. A volte si osservano anche aree necrotiche lungo i rami.

PIANTE IN VASO

Aromatiche – In coltivazione e prossime alla vendita

– Lepidotteri: negli impianti di rosmarino, salvia ed altri aromi potrebbero ancora comparire erosioni delle foglioline e/o della base degli steli causate dalle larve di lepidotteri (microlepidotteri, tignole, nottuidi); con l’abbassarsi delle temperature dovrebbero finalmente scemare.

Salvia officinalis “Icterina” infestata da cocciniglie (Immagine Cooperativa L’Ortofrutticola)

– Cicaline: fintanto che le temperature non subiranno un sensibile calo, potrebbero ancora colpire gli impianti, anche se solo in modo blando.

– Cocciniglie: malgrado sia inverno, è facile rinvenire colonie di varie specie di cocciniglie su molte aromatiche, tra cui anche cappero e Salvia officinalis “icterina”. E’ importante contrastare la diffusione negli impianti di questi fitomizi a partire dalla comparsa dei primi focolai; gli interventi più efficaci in genere sono quelli primaverili contro le forme giovanili mobili e ancora poco protette da strutture cerose.

– Ragnetto rosso: come molte specie, anche le aromatiche sono facilmente soggette agli attacchi di Tetranychus urticae: lavanda, origano, timo e menta ne vanno particolarmente soggette.

– Acari eriofidi: continuano a osservarsi deformazioni/bronzature/disseccamenti fogliari da attacchi di acari eriofidi su piante di origano e menta, soprattutto se allevate in serra.

Pianta di cappero infestata da cocciniglie (Immagine Cooperativa L’Ortofrutticola)

Mal bianco: rappresenta un pericolo per molte aromatiche, tra cui alloro, salvia (verde o colorata), origano, menta e timo, soprattutto se allevate in serra. Su rosmarino colpisce, a volte anche in modo grave, la vegetazione emessa dopo la spuntatura. Se questa malattia non viene adeguatamente prevenuta/contenuta può costituire un problema fino a fine ciclo.

– Maculature fogliari: sulle piante di rosmarino stanno comparendo con una certa frequenza maculature fogliari da Alternaria sp.

Seccumi dei rami da Phoma sp.: in genere i sintomi di questa malattia compaiono negli impianti di rosmarino, lavanda e, in modo meno frequente, timo dopo eventi piovosi intensi seguiti da temperature miti.

– Fisiopatie: un sensibile abbassamento delle temperature, soprattutto se accompagnato dal vento, può favorire la comparsa di arrossamenti fogliari, che su rosmarino e timo possono assumere toni particolarmente vivaci. Si tratta di un fenomeno in genere transitorio, che si manifesta in modo più grave quando vi è scarsa disponibilità di potassio. Su piante di lavanda, soprattutto Lavandula stoechas, allevate su terreni poveri e/o soggetti a ristagni, col freddo potrebbero comparire sintomi di clorosi ferrica.

Margherita – In coltivazione

– Tripidi: in alcuni impianti in serra potrebbero ancora comparire arricciamenti fogliari causati dalle punture di suzione dei tripidi. Tra questi il più diffuso è Frankliniella occidentalis, che è anche vettore del virus della bronzatura del pomodoro (TSWV). Questo virus, temibile per molte colture, su margherita può causare danni su foglie e fiori. Si consiglia di monitorare le piante infestate dai tripidi sulle quali nell’arco di poche settimane, soprattutto verso fine inverno quando le temperature tendono a rialzarsi, potrebbero iniziare a comparire caratteristiche maculature giallo-necrotiche di origine virale.

– Microlepidotteri e lepidotteri: Bucculatrix chrysanthemella e tortricidi sono ancora attivi: in numerosi impianti in serra si osservano erosioni e mine fogliari causate dalle larve di questi fitofagi. Per prevenire le infestazioni si consiglia di posizionare trappole e applicare in modo regolare formulati a base di Bacillus thuringiensis; in presenza di erosioni di una certa importanza utilizzare insetticidi mirati.

– Afidi radicali: le piante di margherita, soprattutto se allevate in vaso in serra, sono soggette a infestazioni di Pemphygus bursarius che possono causare riduzioni dello sviluppo e giallumi fogliari anche di una certa gravità.

– Ragnetto rosso: verso fine inverno, con l’innalzarsi delle temperature, nelle zone più asciutte degli impianti, soprattutto in serra, potrebbero avviarsi infestazioni di Tetranychus urticae.

Margherita: maculature fogliari da Alternaria sp. (Immagine Cooperativa L’Ortofrutticola)

– Maculature fogliari da Alternariasp.: Su piante madri si osservano con una certa frequenza maculature e disseccamenti fogliari da Alternaria sp. Eliminare i tessuti colpiti, cercare di ridurre l’umidità ambientale e intervenire con sostanze ad azione fungicida, soprattutto in concomitanza di periodi umidi o piovosi.

– Mal bianco: malattia già presente in alcuni impianti in serra: se trascurata potrebbe causare danni durante tutto l’inverno.

– Peronospora: piogge frequenti, rugiade, elevati tassi di umidità ambientale e persistere di temperature miti sono condizioni favorevoli all’avvio delle infezioni peronosporiche, e il rischio è maggiore negli allevamenti in pien’aria. Monitorare gli impianti a partire dalle zone meno arieggiate/più fitte e intervenire prontamente alla comparsa dei primi sintomi di malattia, che su margherita in genere sono costituiti dall’ingiallimento dei germogli le cui foglie tendono ad arricciarsi e inspessirsi in modo caratteristico.

– Giallumi fogliari: sono uno dei principali problemi della margherita, ed è importante verificarne l’origine al loro primo apparire. In caso siano da stress ambientali/colturali (squilibri nutrizionali, asfissia, …), se il fenomeno non è troppo grave può anche essere transitorio; se sono causati da agenti patogeni (ad es. virus, tracheomiceti, agenti di malattie radicali) le piante sintomatiche vanno eliminate dall’impianto e si consiglia di effettuare interventi sanitari mirati agli agenti di malattia o ai loro vettori sulle piante asintomatiche in modo da ridurre il rischio di diffusione delle infezioni.

– Danni da freddo: nel caso si verificasse un repentino e sensibile abbassamento termico le foglie delle piante più esposte potrebbero venire danneggiate: in caso si prevedano ondate di freddo sarebbe utile trattare la vegetazione con specifici prodotti ad azione antitraspirante.

Varie da vaso – In coltivazione

– Afidi: è facile che possano ancora essere attivi negli impianti in pien’aria caldi e soleggiati, e in serra. Ne sono soggette ad es. le piante di dipladenia.

Punture di miridi su foglie di geranio edera (Immagine Consorzio Agrario)

– Miridi: sono piccoli insetti utili, in quanto possono predare molti fitofagi, ma occasionalmente possono anche causare danni costituiti da punture e deformazioni di foglie e giovani germogli. Ne vanno soggette diverse piante ornamentali, tra cui Pelargonium spp.

– Ragnetto rosso: Tetranychus urticae negli impianti in serra potrebbe restare attivo fino a inverno inoltrato, ad esempio si osservano attacchi gravi su pante di calla.

– Acari eriofidi: si sono osservati insoliti attacchi di acari eriofidi su piante di semprevivo (Helichrysum italicum) che manifestavano scopazzamenti dei germogli e deformazioni delle foglioline.

– Tospovirus: in inverno, soprattutto negli allevamenti in serra, possono comparire deformazioni, maculature e necrosi da Tospovirus. Le infezioni in genere vengono contratte nei mesi caldi a seguito delle punture di suzione dei tripidi vettori. Danni di una certa importanza si stanno osservando su piante di Limonium spp.

– Muffa grigia: in inverno costituisce un grave pericolo per quasi tutte le coltivazioni, in particolare quelle in ambiente protetto. Gravi infezioni sono state osservate su Limonium sp.

– Mal bianco: malattia che in inverno colpisce preferibilmente in serra. Particolarmente sensibili sono le piante di Euryops sp. e varie asteracee.

– Peronospora: in inverno ne sono facilmente soggette piante di mesembriantemo, rosa, statice, elicriso ed altre asteracee. Recentemente si sono mosservati casi di Peronospora dianthicola su garogfanini da vaso.

– Necrosi dei rami da Phoma sp.: questo patogeno, in genere ubiquitario, causa danni, costituiti da necrosi e seccumi di rami e rametti, su diverse specie tra cui rosmarino, lavanda, timo e poligala, soprattutto quando sono allevate in vaso

– Marciumi basali da Phytophthora spp.: malattia che in condizioni di temperature miti ed elevata umidità ambientale può colpire diverse specie, tra cui molte allevate in vaso, quali ad es. dipladenia, begonia, piante grasse e succulente, e molte altre.

A sinistra: Pianta di statice (Limonium sp.) con deformazioni necrotiche da Tospovirus
(Immagine Cooperativa L’Ortofrutticola).
Al centro: Muffa grigia su infiorescenza di Limonium sp. (Immagine IRF Sanremo)
A destra: Peronospora dianthicola su Dianthus sp. (Immagine Consorzio Agrario)

STIMA DEL RISCHIO DELLA COMPARSA DI AVVERSITA’ NEL BREVE PERIODO

Valutazione effettuata sulla base dei dati raccolti sul territorio negli ultimi 15 anni, sull’andamento meteo e sull’esperienza dei tecnici che collaborano alla rubrica e che conducono costante attività di monitoraggio.

AVVERSITA’RISCHIO LIEVERISCHIO MODERATORISCHIO ALTO
Parassiti animali– Parassiti animali in generale (insetti, acari e nematodi)– Afidi
– Lepidotteri (serra)
– Tripidi (serra)
– Acari (serra)

Malattie fungine– Malattie fogliari in generale
– Marciumi basali
– Mal bianco (serra)
– Peronospora
– Danni ai rami da Phoma spp.
– Marciumi basali da oomiceti (fuori suolo)
– Muffa grigia
Virosi– Da TSWV, INSV, CMV, Potyvirus (ranuncolo)

Batteriosi– Malattie batteriche in generale
– Batteriosi fogliari da Pseudomonas spp. su ranuncolo
Altro

– Fisiopatie da stress ambientali/nutrizionali

NOTA – NUOVA NOMENCLATURA DEI VIRUS VEGETALI

La nomenclatura dei virus vegetali segue le regole stabilite dall’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV) https://ictv.global/ , che ha recentemente introdotto il sistema di nomenclatura binomiale per le specie virali, simile a quello usato per gli organismi viventi.

Caratteristiche Principali della Nuova Nomenclatura

Formato Binomiale: i nomi delle specie virali sono ora composti da due parti (genere e epiteto specifico) e scritti in corsivo, con la prima lettera del genere maiuscola e l’epiteto specifico minuscolo (es. Alphanucleorhabdovirus maydis per il virus del mosaico del mais).

Standardizzazione Globale: l’obiettivo è superare le barriere linguistiche e rendere i nomi scientifici stabili e uniformi in tutte le lingue, a differenza dei nomi comuni che possono variare (es. maize mosaic virus in inglese, virus del mosaico de la maíz in spagnolo).

Base Fisiologica: la classificazione si basa primariamente sulle caratteristiche genetiche (sequenziamento del genoma) e strutturali (morfologia, tipo di acido nucleico: DNA o RNA, singolo o doppio filamento, ecc.), piuttosto che esclusivamente sui sintomi visivi della malattia o sull’ospite.

L’ICTV apporta regolarmente modifiche alla tassonomia virale. Gli aggiornamenti recenti, ratificati nell’aprile 2024 e nel marzo 2025, hanno incluso:

  • la creazione di nuovi ordini, famiglie, generi e centinaia di nuove specie;
  • la riorganizzazione di generi esistenti (es. il genere Cytorhabdovirus è stato suddiviso in tre nuovi generi);
  • l’abolizione di alcune specie non più ritenute valide o non assegnate a un genere specifico.

Questi cambiamenti sono riassunti e resi accessibili attraverso il Master Species List (MSL) e il Virus Metadata Resource (VMR) dell’ICTV, strumenti essenziali per la comunità scientifica per identificare e classificare correttamente i virus vegetali.

Un altro aiuto per utilizzare la nuova nomenclatura è fornito dal sito web dell’European and Mediterranean Plant Protection Organization www.eppo.int .

Consultando la pagina https://qbank.eppo.int/virus/organisms si può trovare un utile strumento di conversione tra la vecchia e la nuova nomenclatura dei virus.

Tabella – Elenco dei principali virus che colpiscono le piante ornamentali con indicato il vecchio e nuovo nome.

FamigliaGenereVecchia nomenclatura ICTV nome – acronimoNuova nomenclatura ICTV
TospoviridaeOrthotospovirusTomato Spottet Wilt Virus – TSWVOrthotospovirus tomatomaculae
Impatiens Necrotic Spot Virus – INSVOrthotospovirus impatiensnecromaculae
Chrysantemum Stem Necrosis Virus – CSNVOrthotospovirus chrysanthinecrocaulis
Iris Yellow Spot Virus – IYSVOrthotospovirus iridimaculaflavi
GeminiviridaeBegomovirusTomato Leaf Curl New Delhi Virus – ToLCNDVBegomovirus solanumdelhiense
BromoviridaeCucumovirusCucumber Mosaic Virus – CMVCucumovirus CMV
AlfamovirusAlfalfa Mosaic Virus – AMVAlfamovirus AMV
TombusviridaeAlphacarmovirusCarnation Mottle Virus – CarMVAlphacarmovirus dianthi
BetaflexiviridaeCarlavirusChrysanthemum Virus B – CVBCarlavirus betachrysanthemi
ComovirinaeNepovirusTobacco RingSpot Virus – TRSVNepovirus nicotianae
PotyviridaePotyvirusCarnation Vein Mottle Virus – CarVMVPotyvirus dianthi
Lettuce Mosaic Virus – LMVPotyvirus lactucae
Potato Virus Y – PVYPotyvirus yituberosi
Turnip Mosaic Virus – TuMVPotyvirus rapae
TombusviridaeTombusvirusCymbydium RingSpot Virus – CymRSVTombusvirus cymbidii
VirgaviridaeTobamovirusOdontoglossum RingSpot Virus – ORSVTobamovirus odontoglossi
CaulimoviridaeCaulimovirusCarnation Etched Ring Virus – CERVCaulimovirus incidianthi

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