Il Consiglio Stato ha rimesso ai giudici della Corte di Giustizia Europea la decisione sulla compatibilità del divieto italiano sulle infiorescenze con la normativa europea.
Con questo rinvio, si sospende il giudizio sul decreto “Officinali” e si mette in discussione la combinazione della Legge 242/2016 al DPR 309/90, fino all’articolo 18 del Decreto Sicurezza che vorrebbe vietare in blocco infiorescenze, oli, resine e derivati a prescindere dal livello di thc in essi contentuto.
Al centro della controversia vi è il conflitto tra la normativa nazionale, che continua a vietare l’uso di foglie e infiorescenze di cannabis anche quando il principio attivo non supera i limiti fissati dall’Unione Europea, e le disposizioni comunitarie che regolano la libera circolazione e l’impiego delle varietà agricole iscritte nel catalogo comune europeo.
«Se la Corte di giustizia dell’Unione europea confermerà i rilievi sollevati dal Consiglio di Stato, avremo finalmente un chiarimento definitivo sulla legittimità della produzione e della commercializzazione delle infiorescenze di canapa e dei loro derivati non stupefacenti. Nell’attesa, chiediamo la sospensione delle operazioni non uniformi avviate a seguito dell’art. 18 del D.L. 48/2025 e il tempestivo dissequestro delle produzioni agricole e commerciali, per evitare il deterioramento dei raccolti e ulteriori danni economici — in particolare alle imprese giovanili. Restano naturalmente fatti salvi gli interventi delle autorità nei soli casi in cui emergano concreti profili di pericolosità o illeciti accertati.» dichiara Mattia Cusani, Presidente di CSI – Canapa Sativa Italia.
«Un passo decisivo verso chiarezza, coerenza e dignità per la filiera della canapa italiana» commenta Jacopo Paolini, vicepresidente del Gruppo di lavoro Lino e Canapa del Copa-Cogeca «Accogliamo con grande soddisfazione la decisione del Consiglio di Stato di fare valutare la coerenza del nuovo art. 18 del Dl sicurezza rispetto alla normativa Ue. Si tratta di un segnale importante di attenzione e responsabilità che apre la strada a una valutazione europea su una norma che, negli anni, ha generato incertezze, disuguaglianze e danni economici a un intero settore agricolo e commerciale».
«La canapa industriale è già, a tutti gli effetti, un prodotto agricolo riconosciuto dall’Unione Europea» sottolinea il presidente ligure di Confagricoltura, Luca De Michelis «Proprio in questi giorni, nel corso dei triloghi in Commissione Europea sulla riforma della PAC post 2027 è stata ribadita la piena legalità della coltivazione e della commercializzazione dell’intera pianta. Nel rispetto delle varietà registrate e con livelli di THC inferiori allo 0,3%».
Secondo Confagricoltura sono 3000 le aziende agricole che fanno parte del comparto; la metà delle quali investe in zone rurali e svantaggiate. Insieme alle diverse filiere a cui partecipa (edilizia, tessile, cosmetica), il comparto della canapa industriale esprime un fatturato da 500 milioni di euro l’anno (di cui 150 vanno in tasse) e dà lavoro stabile a 10mila persone e ad altre 30mila impiegate come operatrici stagionali. Il settore è cresciuto del 200% tra il 2020 e il 2024 e destina il 70% della produzione ai mercati esteri.
«Stiamo parlando di un settore serio, altamente professionale che consta di oltre 50 aziende in Liguria, cui si ‘affiancano’ le realtà della trasformazione con una base di manodopera stimata in circa 800/1.000 addetti. In Liguria parliamo di oltre un milione di euro di produzione lorda.» conclude il presidente De Michelis.
Anche Coldiretti Liguria commenta favorevolmente la notizia e ribadisce l’impegno a supportare la filiera della canapa, tutelando le aziende locali e promuovendo un’agricoltura innovativa e sostenibile, capace di valorizzare le aree interne e creare occupazione giovanile. «Si tratta di una notizia molto importante per la Liguria», affermano Gianluca Boeri, presidente di Coldiretti Liguria, e Bruno Rivarossa, Delegato Confederale. «La coltivazione della canapa rappresenta un’opportunità concreta per i nostri agricoltori e consente di valorizzare le produzioni locali in modo sostenibile. Il divieto sulle infiorescenze avrebbe messo a rischio l’intera filiera, penalizzando le aziende liguri che operano correttamente e rispettano i limiti di THC previsti dalla legge».





