Ad Albenga Pm Flor produce aromatiche dal 2004. Abbiamo scoperto qualcosa di più sulla storia di questa realtà produttiva con Daniela Moirano, che ci ha accompagnati tra lavanda, melissa, timo, rosmarino raccontando di cambiamenti e difficoltà di un’azienda che, come tante realtà del territorio, nasce in famiglia.


Ci racconta qualcosa sulla nascita dell’azienda?
«Si tratta di un’azienda familiare: nasciamo come produttori di verdura e ortaggi, poco prima degli anni Duemila siamo passati poi alla coltura in vaso, specializzandoci in aromatiche. Nel 2004 è nata la Società Agricola Pm Flor S.S. si Panero & Moirano, dedicata esclusivamente a questo settore. Non ci occupiamo quindi di fiori in senso stretto, anche se abbiamo della lavanda fiorita e per un periodo abbiamo trattato la margherita, gradualmente lasciata».
Come siete strutturati?
«Siamo in due, in piena stagione arriviamo a una decina di dipendenti. In un anno ci occupiamo di vasi che variano dal milione al milione e duecento».
Ci sono periodi più intensi nel corso dell’anno?
«Il nostro lavoro parte dalla talea, procede poi con l’invasamento e la vendita. I mesi più tranquilli sono ottobre e novembre, in cui si fa manutenzione, quelli più intensi arrivano da febbraio e vanno fino a fine aprile, o ai primi di maggio, quando dobbiamo sia caricare sia fare taleaggio. Compriamo pochissimo, solo le lavande stoechas che sono brevettate, tutto il resto siamo abituati a farlo noi».


A che mercato vi rivolgete?
«All’estero, in particolare alla Germania anche se talvolta ci sono altri paesi, per esempio la Polonia. In Italia non abbiamo nulla, ci rivolgiamo completamente all’estero».
C’è qualche pianta che vi contraddistingue?
«Siamo, diciamo così, in linea con la Piana di Albenga, e abbiamo tutti più o meno gli stessi prodotti. Niente di nicchia, ma il mercato delle classiche aromatiche: rosmarino, salvia, timo, lavanda. Siamo sulla linea generale della produzione albenganese».
A quale aromatica siete più affezionati?
«Le lavande stoechas, in diverse qualità, ci hanno portato a incrementare la produzione. È una pianta che nel tempo ci ha dato soddisfazione, ne abbiamo una produzione importante e funziona bene».


Tra le problematiche quotidiane, negli ultimi anni cosa ha influito di più?
«Il problema è che un tempo c’erano le stagioni: estate e primavera, autunno e inverno, invece oggi a dicembre siamo quasi in mezze maniche. È difficile nella produzione riuscire a capire quando la pianta arriverà pronta. Anche il caldo dà problemi: abbiamo spostati gli invasamenti di un mese. Fino a una decina di anni fa cominciavamo il primo giugno a invasare, adesso siamo arrivati ai primi di luglio. Non è semplice gestire questi cambiamenti».
Come guardate al futuro?
«Non abbiamo in mente di cambiare varietà, e sulla tecnologia in questi anni ci siamo portati avanti con invasatrici all’avanguardia e potatrici. Dopo il covid, che ha segnato un po’ un cambio di passo, per fortuna siamo riusciti ad avere un aumento e ora con le vendite siamo ai livelli del 2016-2018 e cerchiamo di mantenere i numeri».
Intervista di Alessandra Chiappori.





