Quattro generazioni e sessant’anni di esperienza: l’azienda Ballestra & Lorenzi di Ventimiglia vanta una superficie di circa 40.000 m² in continua espansione, con una produzione annua intonro alle 3.000.000 di piante. Un’azienda che cresce e si rinnova, e di cui oggi abbiamo parlato con il responsabile commerciale Samuel Ballestra.

Qual è la storia di questa azienda?
«L’azienda nasce negli anni ’60, dai miei nonni, nella stessa località dove ancora oggi c’è il sito di produzione. All’inizio ci occupavamo di garofani e rose, poi negli anni Ottanta abbiamo iniziato con piccole quantità di piante grasse che sono diventate il 100%».
Come mai questa scelta?
«Per una serie di esigenze di mercato: quello di rose e garofani stava scendendo, c’era stata la possibilità di entrare nel mercato delle piante grasse e così si è deciso di iniziare la produzione. Alla fine degli anni Ottanta è subentrata la seconda generazione, cioè i miei genitori, e da lì hanno iniziato totalmente a produrre piante grasse ampliandosi fino ai primi anni Duemila, con l’acquisto do un nuovo sito, di diecimila metri, a un successivo ampliamento».
Fino alla generazione attuale
«Nel 2017 sono entrato io in azienda, e ci siamo ulteriormente allargati, cercando di automatizzare il più possibile con macchinari per l’invasamento di ultima generazione, con impianti di irrigazione, con l’uso del fotovoltaico in ottica ambientale e di risparmio energetico: l’ultimo impianto, nel 2023, è stato fatto con batterie di accumulo».
Avete una superficie molto estesa
«L’azienda si estende ora su centomila metri quadri. Nel 2023 abbiamo fatto un’ulteriore diversificazione rispetto alle piante grasse: avevamo circa due ettari a fianco all’azienda, coltivati a mimosa. È stato ripulito tutto e creato un agrumeto con circa 2000 piante di limoni. Non è una zona facile per le serre, quindi per le piante grasse: servono un muletto e le passerelle per i carrelli, non si poteva fare altro. È una sfida: tra qualche anno vedremo se darà risultati o meno!».
Vi occupate di oltre 200 varietà
«Produciamo totalmente piante grasse in tutte le varietà: si distinguono in succulente e cactacee, dentro ogni gruppo ci sono famiglie e varietà. Per le cactacee partiamo da zero, facciamo noi la semina e acquistiamo solo i semi. Tutto quello che vendiamo è prodotto da noi. Per le succulente invece abbiamo circa 8mila metri quadri di piante madri: Echeveria. Haworthia, Aloe, Crassule…Ci sono tante famiglie e varietà. La nostra produzione viene tutta fatta dal 5 e mezzo al 10 e mezzo, non facciamo misure grandi».
Le piante grasse sono solo in serra?
«Abbiamo un migliaio di metri dedicati all’esterno, per le crassule che hanno bisogno di sole. È una piccola quantità, dobbiamo tirarle fuori in estate e rientrarle in inverno, ed è difficoltoso».
Qual è il ciclo di queste piante?
«Sono due, tre cicli differenti: il cactus e tutto ciò che viene da semina ha un ciclo lungo, parlamo di 14/16 mesi. Le succulente invece hanno un ciclo veloce: abbiamo molto spazio dedicato alle piante madri, nel periodo estivo dal taglio della talea alla vendita passano 40 giorni, e in primavera passano due mesi, ma è un ciclo veloce: si pianta, si vende, e si continua anche per cinque cicli l’anno».
Ci sono particolari difficoltà che state affrontando?
«A livello idrico, nel 2020 abbiamo avuto un grosso problema di siccità che ha riguardato le falde dei fiumi e i pozzi: avevamo un costo zero rispetto all’acqua e siamo arrivati a pagare enormi cifre perché le falde si erano otturate dopo l’alluvione. Adesso la situazione è tornata operativa. Per quanto riguarda i patogeni, è un problema diffuso: non ci sono più stagioni fredde e con questa umidità aumentano i problemi. Si risente delle condizioni che stanno cambiando, anche se ci sono dei pro e dei contro, per esempio ora le piante crescono quasi tutto l’anno, però ci sono patogeni che non muoiono da soli durante l’inverno».
E il mercato?
«La fase del Covid per noi è stato il momento di mercato più alto degli ultimi anni, forse per il fatto che le aziende agricole non hanno mai avuto l’obbligo di chiusura. Post Covid, l’Italia ha preso una gran parte di mercato, siamo passati da un 60% di estero a un 25-30%. È una tendenza generale che vede predominare l’Italia, anche se i distributori e trasformatori vendono sempre tanto all’estero. Forse la tendenza è avere un prodotto finito e pronto, invece di trasformarlo: è questa la fascia che è cambiata a livello europeo».
Di che paesi parliamo?
«Olanda, un po’ di Spagna, Grecia. Negli ultimi 3 anni abbiamo iniziato a fare fiere in Europa dell’est per cui ora parliamo anche di Romania, mercato che per noi sta crescendo. Siamo stati noi a cercarlo: secondo noi, da mercato che non era mai stato coperto, c’erano possibilità per le piante grasse, e così ci siamo lanciati. È un mercato particolare perché ancora in via di sviluppo e no è facile entrare, però non possiamo lamentarci, ogni anno c’è un incremento di clienti e intravediamo possibilità di crescita nei prossimi anni».
C’è una pianta alla quale è più affezionato?
«Sono molto legato all’aloe variegata, su cui ho puntato molto da quando sono in azienda: siamo passati da una produzione di trentamila l’anno, a 150-200mila. È molto bello e soddisfacente occuparsi della produzione da zero, partendo dalle piante madri e dal seme, fino alla vendita. E poi abbiamo un cactus, Mammillaria Maria Luisa, in onore della mia bisnonna, scoperto proprio dai miei nonni, e quindi selezionato e battezzato così. È una pianta abbastanza comune, ma è bello che abbia un nome nostro».
Intervista di Alessandra Chiappori.












