Una piccola realtà, nata poco dopo la pandemia a Riva Ligure: è l’azienda di Indrit Sina, trentenne che ha deciso di investire nel mondo dei fiori, ambito nel quale, con la famiglia, ha sempre lavorato. Abbiamo incontrato il titolare, per farci descrivere più da vicino questa realtà del ponente ligure.

Ci racconta un po’ l’azienda?

«L’azienda nasce nel 2021 a Riva Ligure, si tratta di una piccola realtà che si occupa principalmente di fiori recisi: anemoni, ranuncoli, papaveri, e poi anche ginestra, lavanda, fiordaliso… Abbiamo un po’ di tutto, ma la coltivazione principale è costituita dagli anemoni. Oltre a me e mia moglie, abbiamo cinque dipendenti».

È una realtà molto giovane

«Sì, il periodo in cui abbiamo deciso di aprire è stato un po’ azzardato, era il post Covid e c’erano ancora restrizioni in corso, ma con mio padre abbiamo deciso di fare questo passo e metterci in proprio: eravamo già nel settore come dipendenti».

Come sta andando?

«In generale bene, è un’azienda che piano piano ogni anno cresce, certo lentamente ma in modo continuo. Questo ci permette di investire negli anni successivi, sempre con la speranza che andrà tutto bene. Ultimamente i prezzi anche per coltivare fiori si sono alzati».

Quali altre difficoltà incontrate?

«Negli ultimi 2-3 anni il cambiamento climatico si è fatto sentire: ci sono mesi di settembre e ottobre sempre più caldi, i nostri fiori sono programmati, devono essere piantati in un certo periodo e così raccolti in un altro periodo, e il cambiamento rende tutto complicato perché non sappiamo mai cosa aspettarci. Un altro problema che abbiamo riscontrato e segnalato è quello dei cinghiali che, nonostante le misure adottate, causano diversi danni».

Fate parte come azienda di una cooperativa

«Esatto, io sono socio dal 2021 della cooperativa Tre Ponti. Il direttore Dino Rossi mi è sempre stato vicino dandomi preziosi consigli, è un persona alla quale sono molto grato. Siamo come una famiglia, è un sistema che ci permette, come soci, di lavorare in tranquillità, e ci tutela in casi di rischio. Ho trovato sempre grande disponibilità in tutti e sono veramente contento di far parte di questa realtà».

Come funziona la cooperativa?

«Essendo soci, tutto il nostro lavoro, quindi il nostro prodotto. viene conferito alla cooperativa, che ha i suoi canali di vendita, i suoi clienti anche all’estero. È la cooperativa che pensa alle vendite, ed è un aspetto decisivo soprattutto quando il mercato si indebolisce. Questo naturalmente permette a noi di seguire meglio la coltivazione, non dovendoci occupare della vendita. C’è veramente molta attenzione, personalmente sono contento della scelta perché iniziare a inserirsi nel mercato è difficile per un’azienda nuova come la mia, quando nessuno ti conosce».

Come guardate al futuro?

«Ultimamente abbiamo inserito la lavanda, da un paio di anni, soprattutto per compensare un po’ rispetto ai mesi in cui i fiori recisi e gli anemoni sono finiti. A marzo-aprile finiamo la coltivazione e nei mesi restanti abbiamo quindi pensato di introdurre la lavanda, ne abbiamo una piccola piantagione di 5-6mila piante e ci permette di avere respiro in un periodo dove non c’è altro».

C’è qualche fiore al quale è più affezionato?

«Direi quello con cui ho iniziato, cioè l’anemone: mi sono sempre trovato bene e continuo ancora a piantarli, nonostante ora abbiamo aggiunto altri fiori. Direi anemone, ma anche papavero, sono questi i fiori con cui ho cominciato».

Si occupa da tanto di fiori?

«Ho 34 anni e sono 10 anni che lavoro nel settore agricolo: è un lavoro che faccio con passione nonostante le difficoltà e nonostante mi tolga tanto tempo dalla famiglia e dalle mie bambine».

Quali fiori dedicherebbe alle sue figlie?

«Bella domanda… Bisogna trovare un fiore bello ma spinoso al tempo stesso per la piccola, invece la grande, di sei anni, ha già suoi spazi e sue idee, a lei dedicherei l’anemone, il primo fiore per me e la prima gioia in campo lavorativo».

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