Coldiretti Liguria ha indetto per lunedì 23 febbraio 2026 una manifestazione a Genova, sotto il palazzo della Regione Liguria, per chiedere maggiori tutele e tempi più celeri in tema di pagamenti dei bandi CSR.
Al centro della mobilitazione ci sono risorse già stanziate ma non erogate, premi CSR superficie e strutturali 2026 senza programmazione, pagamenti delle annualità 2024-2025 ancora bloccati e bandi attesi che non vengono pubblicati. Ritardi che non sono più semplici disguidi amministrativi, ma si traducono in mancata liquidità per le imprese, impossibilità di programmare investimenti e rischio concreto di chiusure.
Secondo Coldiretti, è necessario chiarirlo senza ambiguità: non si tratta di assistenzialismo né di contributi straordinari, ma di risorse maturate sulla base di norme precise e di graduatorie ufficiali. Quando un’impresa partecipa a un bando, rispetta i requisiti, investe, si sottopone ai controlli e rientra tra i beneficiari, il finanziamento diventa una spettanza legittima, un diritto riconosciuto, un impegno formale assunto dall’istituzione. Oggi invece le aziende attendono pagamenti 2024-2025 dovuti ma non erogati, e bandi che non vengono programmati né pubblicati secondo tempistiche idonee all’attuazione delle regole richieste dal CSR.
«Non stiamo chiedendo favori, stiamo chiedendo il rispetto degli impegni e il pagamento di somme che spettano alle nostre imprese», dichiara Gianluca Boeri, presidente di Coldiretti Liguria. «Le aziende agricole liguri stanno aspettando risorse fondamentali per la loro sopravvivenza. Ogni giorno di ritardo significa difficoltà nel pagare fornitori, dipendenti, mutui. Significa bloccare investimenti e mettere a rischio il futuro del settore. Le risposte tecniche non bastano più: servono atti concreti e tempistiche immediate.»
Aggiunge Bruno Rivarossa, delegato confederale: «Qui non è in gioco solo un comparto produttivo, ma la tenuta economica e sociale della Liguria. Se si bloccano l’agricoltura e la pesca, si blocca l’industria agroalimentare, si ferma la logistica, si indeboliscono commercio e ristorazione, si rallenta l’innovazione, si compromette la gestione del territorio. L’agricoltura è il primo anello di una catena che tiene insieme economia, occupazione e ambiente. Ignorare le nostre richieste significa indebolire l’intera regione.»





