Secondo i dati della società di consulenza B1 (ex Ernst & Young), oltre tre quarti di tutti i fiori recisi venduti in Russia nel 2025 sono d’importazione.

Quasi un fiore su tre proviene dai Paesi Bassi. Tutto questo nonostante i dazi ed i costi d’importazione.

Il valore totale del mercato ha raggiunto 1,1 miliardi di dollari, con un aumento del 2,9% rispetto al 2024. Nonostante il continuo sviluppo della produzione interna, aumentata dal 12% nel 2018 al 22% nella prima metà del 2025, gran parte dei fiori recisi continuano ad essere importati.

Secondo Victoria Krylova, Direttore Esecutivo dell’Associazione Nazionale dei Produttori di Floricoltura (NAF), la crescita della produzione interna è principalmente legata alla ricostruzione di serre vecchie e precedentemente dismesse, mentre la messa in funzione di nuove strutture rimane limitata: dal 2020, in Russia sono stati costruiti solo 16 ettari di nuovi complessi serricoli. A titolo di confronto, l’Armenia ne ha costruiti 24 negli ultimi tre anni.

I dati del Ministero dell’Agricoltura indicano che nel 2025 sono stati raccolti 454,8 milioni di fiori recisi, il 4% in più rispetto all’anno precedente.
Il settore comprende attualmente 133 aziende che operano su una superficie totale di 333 ettari.

L’aumento dei dazi all’importazione sui fiori da alcuni paesi, portato dal 5% al ​​20% nell’estate del 2024, non ha prodotto i risultati attesi. I fornitori hanno adattato le catene logistiche, cercando di eludere i dazi passando attraverso i paesi dell’Unione Economica Eurasiatica (UEE). Inoltre sono aumentate le importazioni da Equador e Kenya, fino a rappresentare quasi il 50% dell’import totale.

I fiori più popolari in Russia sono: rose, alstroemerie e crisantemi.

Secondo l’Associazione Nazionale dei Produttori di Floricoltura, manca un sostegno statale a supporto delle aziende. Le proposte inviate alle istituzioni locali, tra cui: l’estensione dei prestiti agevolati, le restrizioni alle importazioni dai paesi dell’Unione Economica Eurasiatica (UEE) e la riduzione dell’IVA dal 22% al 10% applicata alla produzione orticola, non hanno ricevuto il sostegno del Ministero dell’Agricoltura.

Un’altra sfida strutturale è la domanda. Il mercato floricolo russo, che rappresenta meno dello 0,7% del volume globale, rimane in gran parte trainato dalle festività. Le vendite raggiungono il picco intorno all’8 marzo o in occasione di matrimoni ed anniversari, mentre non si è sviluppata una cultura dell’acquisto quotidiano di fiori, come quella osservata nei Paesi Bassi o in altri Paesi Europei. Inoltre la spesa media per i fiori in Russia è 3,4 volte inferiore a quella dei paesi dell’Unione Economica Eurasiatica (UEE).

Fonte: https://www.floraldaily.com/article/9810363/over-three-quarters-of-flowers-sold-in-russia-remain-imported-despite-higher-duties/

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