Tra i partner del progetto Ermess Green – Energie Rinnovabili, Modelli di Efficienza e Sostenibilità in Serre SMART, avviato dall’Istituto Regionale per la Floricoltura nell’ambito del Programma Interreg IT-FR ALCOTRA 2021-2027, c’è anche O.C.CLIM., azienda ligure specializzata in climatizzazione ed efficienza energetica. Abbiamo approfondito le competenze e il ruolo di questa realtà con Marco Nicolini, Esperto in Gestione dell’Energia (EGE), che di O.C.CLIM. è Consigliere di Amministrazione e referente tecnico-operativo.

Di che cosa si occupa O.C.CLIM.?

«Operiamo da oltre cinquant’anni in tutta la Liguria, progettando e facendo manutenzione di impianti termici e di climatizzazione. Abbiamo sede a Savona, ma svolgiamo la nostra attività in tutta la Liguria, sia per il settore civile sia per tutto il settore terziario e i grandi complessi, dalle università alle ASL.»

Della società fa parte anche Agresco, con specifiche competenze.

«Agresco è la nostra divisione dedicata all’efficienza energetica nel mondo agricolo. Nasce nel 2016 con una specializzazione sull’efficientamento delle serre – anche se la nostra esperienza sul fotovoltaico in serra è ancora precedente – e nel tempo le sue competenze sono diventate parte integrante di O.C.CLIM. Oggi è O.C.CLIM. la ESCo certificata – la società di servizi energetici – che porta nel mondo agricolo lo stesso know-how maturato in cinquant’anni di impiantistica civile e industriale.»

Come è iniziata la collaborazione con IRF?

«Con l’IRF abbiamo iniziato in quegli anni, tra il 2018 e il 2019, e da allora la collaborazione è diventata sempre più stretta. All’inizio il tema era il riscaldamento invernale di alcune coltivazioni; poi, con il cambiamento climatico, nella fascia del ponente ligure ci siamo trovati davanti al problema opposto: il caldo eccessivo, che pesa sul lavoro delle persone e soprattutto sulle piante, sui substrati e sui terreni. La sfida è diventata come rendere le serre meno esposte alle grandi ondate di calore.»

Quali sono state le prime esperienze?

«Ci siamo concentrati sulla filiera del ranuncolo, e in particolare su un momento delicato che chi coltiva conosce bene: la messa a dimora del bulbo, di solito a metà agosto, quando può capitare di trovare terreni più caldi del previsto. È un dettaglio che incide molto sulla resa, e proprio per questo è interessante poterci lavorare. Il percorso è andato avanti nel tempo anche grazie a strumenti pubblici come il primo progetto, Merlin, realizzato con l’IRF e UniGe – gli stessi partner italiani di Ermess Green. L’obiettivo era trovare soluzioni per l’intera filiera dei bulbi alle prese con il caldo eccessivo.»

Come siete intervenuti?

«Abbiamo realizzato banconi specifici e sistemi di climatizzazione a pompa di calore integrati con il fotovoltaico, mettendo in moto una serie di tecnologie utili sia per climatizzare d’inverno sia per raffrescare d’estate, dato che si tratta di pompe di calore reversibili. Sulla base di questa esperienza, e visti i risultati dell’IRF e i dati confortanti sui raccolti, abbiamo continuato a specializzarci: è qui che è arrivato il progetto Ermess Green.»

Da che esigenze prende avvio Ermess Green?

«Volevamo confrontarci con i nostri omologhi d’oltralpe: per questo nel progetto ci sono, sul versante francese, un’università e una società specializzata in efficienza energetica. L’idea è affrontare problemi speculari – noi della fascia mediterranea, loro di quella alpina – così da completare e allargare un lavoro che sta diventando una realtà concreta. A quel punto O.C.CLIM. può occuparsi, come già fa, dell’intero ciclo: dalla progettazione alla realizzazione degli interventi, fino al finanziamento pubblico.»

Che ruolo avrete nel progetto?

«Il nostro ruolo principale sarà realizzare le diagnosi energetiche delle aziende agricole, a cui affianchiamo la nostra esperienza impiantistica concreta: gli impianti vanno progettati, ma anche realizzati. Da un lato, quindi, analizziamo i fabbisogni delle singole aziende per costruire soluzioni su misura; dall’altro contribuiamo alla serra dimostrativa di Sanremo, dotandola degli impianti che potremo poi mostrare agli imprenditori, esempi concreti di tutto ciò che abbiamo sperimentato nel tempo. Non tutte le tecnologie presenti in serra saranno utili a ogni azienda: dipende dalle esigenze. L’idea è proprio questa, far toccare con mano come funziona una soluzione rispetto a un’altra.»

Come dialogherete con le aziende?

«Sul piano della ricaduta territoriale, il progetto Ermess Green offrirà una diagnosi energetica certificata a una trentina di aziende in Italia e ad altrettante in Francia. Per l’azienda è anzitutto un costo evitato, ma il valore vero è un altro: entrare a far parte di un gruppo di realtà che partecipano al progetto e che, proprio per questo, potrebbero diventare destinatarie di sistemi di incentivazione dedicati. La diagnosi è il passo necessario per accedere ai finanziamenti pubblici: serve a individuare gli interventi che potrebbero essere utili e a costruire progetti di fattibilità candidabili a contributi specifici. Da un lato dimostriamo le tecnologie realizzabili, dall’altro analizziamo i fabbisogni energetici attuali e futuri dell’azienda agricola, comprese le soluzioni per risparmiare energia o autoprodurla.»

In cosa consistono le diagnosi?

«Applichiamo una metodologia precisa, quella prevista dalla norma europea sulle diagnosi energetiche, la UNI CEI EN 16247. Analizziamo la serie storica dei consumi dell’azienda degli ultimi tre anni e, in funzione della serra e delle apparecchiature, capiamo da dove arrivano quei consumi, tracciandone una mappa che individua le aree di assorbimento maggiore e le tecnologie in uso. Ma non ci fermiamo al passato: valutiamo anche di quanta energia l’azienda avrebbe realmente bisogno in un’ipotesi di sviluppo, immaginando uno scenario in cui il costo dell’energia non sia un vincolo. A quel punto il ragionamento si sposta su come produrre quell’energia direttamente in azienda – da sola o associandosi con i colleghi vicini – tramite impianti fotovoltaici. L’obiettivo è proporre un percorso di efficientamento e decarbonizzazione fondato sull’autoproduzione, dove l’energia necessaria viene generata dall’azienda stessa. Da qui derivano interventi puntuali, come il passaggio del riscaldamento dal gasolio alla pompa di calore elettrica, sempre accompagnati da uno studio economico dedicato.»

Una diagnosi utile alle aziende: sta diventando un passaggio sempre più richiesto per accedere ai finanziamenti in ambito energetico…

«Sì. Lo studio permette all’azienda di fare il punto sui consumi attuali e futuri, ed è un passaggio sempre più richiesto per accedere ai finanziamenti in ambito energetico. Uno dei temi di Ermess Green è proprio misurare i consumi reali per individuare quelli ideali, così che l’imprenditore possa cercare soluzioni, magari di autoproduzione. UniGe ha sviluppato un sistema di mappatura per la Liguria che consente di sapere con precisione quanta energia si può produrre nelle diverse zone. È utile perché potrebbe portare aziende agricole vicine, con un fabbisogno di energia, ad associarsi per realizzare un piccolo impianto fotovoltaico su un capannone, dando vita a una comunità energetica locale. Sono soluzioni caldeggiate dall’Europa: con Ermess Green puntiamo all’integrazione tra territori di confine, anche per promuovere le future linee guida e arrivare con progetti già pronti.»

Parliamo meglio di tecnologie innovative: quali sono quelle più utilizzate?

«Credo che una delle tecnologie più applicate in serra saranno le pompe di calore, in sostituzione degli impianti che generano calore – soffiatori, bruciatori a gasolio o a pellet – ma anche per il raffrescamento, al posto degli attuali sistemi di ventilazione. Si va sempre più verso sistemi che non scaldano o raffreddano l’intera serra riempiendo grandi volumi, ma agiscono su piccole porzioni intorno alla pianta. La pompa di calore lo permette: sono stati sviluppati banconi in plastica riciclata, stampabili, che contengono piccoli tubi. Così si può coltivare in modo puntuale, riscaldando o raffreddando esattamente la porzione di terra dove viene posto il bulbo. Restano fondamentali il contributo scientifico e l’esperienza dell’azienda sul prodotto: lo scopo non è spendere poca energia, ma usarla nel modo più conveniente, mantenendo la qualità.»

Si lavora anche sul fattore luce?

«Sì, c’è anche il tema dell’illuminazione. Con l’IRF abbiamo sperimentato fino a sviluppare lampade a LED con colori e intensità calibrati sulle esigenze delle singole piante. È un tema interessante: alcune lampade agricole consumano molto e danno risultati deludenti, mentre queste possono costare meno e consumare meno, proprio perché mirate rispetto al tipo di pianta. Credo che in futuro assisteremo a un ampliamento di questi studi e delle loro applicazioni.»

Esiste un portale utile a chi è interessato a questi temi, si chiama Serra delle Meraviglie…

«È nato con l’idea di raccogliere tutti i soggetti interessati al tema: aziende, associazioni, ricercatori, fornitori di tecnologie. Man mano che realizziamo progetti, mettiamo a disposizione i materiali nell’area dedicata del portale, serradellemeraviglie.it. Rientra pienamente negli obiettivi di Ermess Green: avrà un ruolo importante di divulgazione, con una newsletter dedicata. Anche il sito è in fase di revisione completa, proprio perché diventerà il punto di riferimento dove condividere il materiale pubblico del progetto, sistematizzando contenuti e risultati.»

Intervista di Alessandra Chiappori.

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