Oggi approfondiamo il ruolo del centro Politica e Bioeconomia del CREA, che si concentra sullo studio dell’economia agraria e delle politiche agricole. Lo facciamo insieme ad Alberto Sturla, con cui abbiamo chiacchierato di sviluppo rurale, gestione dei dati e di azioni e progetti del CREA orientate alla cosiddetta PAC, la politica agricola comune.

In cosa consiste la sua attività quotidiana?
«In quanto ricercatore della sede regionale ligure, mi occupo di valorizzare i dati che provengono dalla RICA, cioè la Rete di Informazione Contabile Agricola, un database che raccoglie i dati dell’indagine svolta annualmente a livello europeo sulla contabilità agraria. La RICA è il più grande database pubblico di informazioni economiche sulle aziende agricole ed è gestita dal CREA. Le sedi regionali hanno il compito di gestire la raccolta dei dati e di elaborarli per renderli disponibili alla comunità scientifica ma anche a tutti coloro che potrebbero essere interessati a questioni di economia agraria».
Di che tipo di dati si tratta?
«Sono dati contabili, strutturali, economici e patrimoniali. Il database, pubblico, ha un accesso che avviene previa richiesta per via di regole di privacy stringenti. Ma per avere idea dell’andamento economico dell’agricoltura regionale è disponibile anche un database accessibile a tutti, dove trovare i dati aggregati a livello regionale. Si tratta di una fonte di informazioni ricchissima».
Il vostro lavoro quindi ha a che fare con l’interpretazione dei dati in relazione al contesto
«È un’indagine campionaria, in gergo diciamo che il campione è stratificato in base alla Regione e alla dimensione economicae ordinamento tecnico economico (Indirizzo produttivo prevalente) . Siccome in Liguria le aziende che hanno la dimensione economica più grande sono quelle ortofloricole, il campione è ricco di informazioni su queste aziende, ed è una peculiarità del contesto, quindi della RICA in Liguria. Questo ci permette di saperne di più su questo tipo di aziende».
Che immagine esce di questo settore?
«È sicuramente un settore ad alta intensità di innovazione, perché si deve costantemente confrontare con l’incremento dei costi di produzione, soprattutto dei costi energetici. L’ortofloricoltura è molto esigente dal punto di vista del lavoro, dell’energia e dei materiali, e si cerca di contrastare l’innalzamento dei costi con l’innovazione. Anche per questo motivo nel ponente ligure ci sono tanti enti dedicati a supportare le aziende ortofloricole: tre enti di ricerca, l’IRF e il CREA OF a Sanremo e il CerSAA, l’azienda speciale della Camera di Commercio, nonché gli istituti agrari. Tutto si collega».
Le osservazioni sui dati finiscono poi in una pubblicazione dedicata
«Sì, si chiama “L’agricoltura della Liguria in cifre” e da quest’anno è anche stampata, a cui si può accedere facilmente via motori di ricerca o sul sito dell’ Assessorato all’agricoltura della Regione Liguria agriligurianet.it (QUI tutti i volumi). Si tratta del nostro principale output divulgativo, e poi ci sono quelli dedicati alla comunità scientifica, come pubblicazioni su riviste specializzate. Valorizziamo i dati in ogni modo possibile, per esempio sul sito della RICA c’è un’apposita sezione, più divulgativa, dove sono riportati i risultati economici per tipo di azienda: ad esempio floricola, olivicola, viticola… E anche per regione e per anno».
Qual è il vostro rapporto di ente di ricerca con gli agricoltori?
«Siamo un ente di ricerca economica, per cui non facciamo ricerca sul campo, ma gestiamo tantissime aziende attraverso la RICA e quindi cerchiamo di rendere qualcosa all’agricoltore stesso, per esempio accedendo al sito della RICA (https://rica.crea.gov.it/index.php) è possibile scaricare degli applicativi che aiutano nella gestione dell’azienda, come il bilancio semplificato, che permette di inserire dati economici e strutturali semplici e non fa contabilità analitica. È uno strumento utile per capire come va l’azienda, anche in relazione a punti di riferimento calcolati dal sistema. E poi permette all’agricoltore di tenere sotto controllo l’azienda, ma restituisce anche a noi, in maniera anonima, dati che integriamo alla RICA».
Ci sono altri strumenti?
«Un altro applicativo. Aiuto alle Decisioni Elementari (ADE) è studiato per il benchmarking: all’agricoltore è richiesto di inserire poche informazioni strutturali e di natura geografica, cioè dove si trova l’azienda e cose del genere. Il sistema permette di visualizzare come si colloca l’azienda rispetto alla zona, individuando quindi eventuali margini di miglioramento».
Vi occupate anche di progetti di ricerca?
«Ci sono due tipi di progetti al CREA, i grandi progetti, la RICA e la Rete Rurale Nazionale, che seguiamo da anni. La RICA riguarda la contabilità agraria, per la Rete Rurale Nazionale lavoriamo insieme ad altri enti, tra cui MASAF, Ismea e le Regioni, gli enti cha a vario titolo attuano o analizzano le politiche di sviluppo rurale. È un progetto molto grande con molte attività, anche del Crea, che si possono approfondire andando sul sito della RRN. La Rete Rurale Nazionale è strutturata in aree, in cui si inseriscono i ricercatori. Nel mio caso si tratta dell’agricoltura biologica e dei distretti biologici. Nello specifico, mi occupo di analizzare le politiche, sia in termini di impatto, sia in termini di attuazione, per vedere come le diverse regioni intendono l’agricoltura biologica e come adattano le politiche al livello regionale. In base a questo adattamento alle misure nazionali, è possibile capire cosa cambia: il livello di spesa sui territori, gli impatti sulle aziende…»
Attualmente su cosa state lavorando?
«La Rete Rurale Nazionale è un lavoro che va avanti tutto l’anno. Stiamo avviando un’analisi per studiare come i distretti biologici impattano sul territorio a livello non ambientale, perché non avremmo le capacità per farlo, ma a livello sociale ed economico. Cerchiamo di farlo utilizzando le statistiche pubbliche, quindi senza indagini nostre. Ci sono molte informazioni restituite per esempio dall’ISTAT, una fonte molto ricca. Poi seguiamo tutte le iniziative legate ai progetti europei: la nostra sede, per quanto piccola, è impegnata come capofila di un working package del progetto Horizon Europe SUPPORT (https://he-support.eu/) che si occupa di identificare delle politiche innovative per la gestione sostenibile delle avversità biotiche e abiotiche. Lo si fa attraverso il confronto costante con gli attori della filiera agricola: in Italia abbiamo delle colture target identificate a livello di progetto: melo, olivo e cipolla. Agli operatori di queste filiere chiediamo come vedono il futuro delle colture e in una serie di incontri andiamo a ritroso fino a capire cosa occorrerebbe oggi per arrivare a quello scenario immaginato. Il progetto ha inoltre sviluppato un sistema di monitoraggio che permette di valutare l’impatto ambientale e sociale dell’uso di pesticidi».
Dove si possono trovare informazioni su questo progetto?
«Il sistema di monitoraggio per la valutazione di cui parlavo è ancora in fase sperimentale, ma da fine anno sarà disponibile per tutti sul sito del progetto. Da qui si potrà accedere al servizio che sarà disponibile per tutti».
Intervista di Alessandra Chiappori.





