Un simbolo di bellezza ed eleganza: è la calla, pianta bulbosa, perenne e originaria dell’Africa meridionale, parte della famiglia delle Araceae. La sua forma è inconfondibile: il fiore – in realtà una brattea che avvolge uno spadice centrale – ricorda un imbuto o una coppa, le foglie sono verde brillante, grandi, carnose e spesse, e alcune varietà possono anche superare il metro di altezza. Il fiore, molto particolare, è noto anche come “spata”.

Compare spesso in bouquet e composizioni floreali, anche se è arrivata in Europa come pianta ornamentale per giardini o per interni. Fu introdotta nel XVIII secolo dall’Africa del sud, dove si trovava come pianta spontanea intorno a corsi d’acqua e laghetti, ecco perché viene considerata anche una pianta acquatica ed è conosciuta talvolta come “giglio del Nilo”. Arrivata nel vecchio continente, è diventata una pianta amata per il suo aspetto e la sua bellezza, e tale è rimasta in molte parti del mondo.
Campo di prova per ibridatori e fiorai, dalla calla sono state derivate nel tempo tante diverse varietà adatte sia alla coltivazione in vaso, per la casa o all’aperto, sia a quella in campo aperto per giardini e bordure. La calla più nota è certo quella bianca, ma se ne trovano anche colorate: dalla rossa alla viola, fino alla gialla. Tra le varietà la Zantedeschia aethiopica, la più diffusa e conosciuta, che da primavera inoltrata fino all’estate produce i suoi grandi fiori bianchi con spadici bianchi e gialli. La Zantedeschia aethiopica detta “Flamingo” regala fiori rosa, molto apprezzati da recisi, così come i fiori della Zantedeschia aethiopica “Mango” dal colore arancione brillante. Ci sono poi la Zantedeschia elliottiana con i suoi fiori gialli e foglie maculate, la Zantedeschia rehmannii, piccola, con fiori rossi, rosa e viola, ma anche le calle selvatiche, spesso diffuse in zone umide o coltivate in giardini acquatici. Il perché del nome scientifico Zantedeschia è da ricercare nel nome del botanico italiano Giovanni Zantedeschi, cui lo scopritore, il botanico tedesco Kurt Spregel, la dedicò.
Secondo la varietà, la calla fiorisce dalla tarda primavera fino anche a settembre. Questa pianta predilige un terreno umido e fertile, ama la luce anche se non il sole diretto, e cresce bene in un clima temperato e mite. Da non sottovalutare il fatto che, dietro l’aspetto di grande bellezza, la calla contiene cristalli di ossalato di calcio, che rendono la sua linfa irritante e tossica

A caratterizzarla è l’eleganza, che del resto accompagna anche il suo nome: calla deriva dal greco kalos, bellezza: questo fiore è, non a caso, un simbolo riconosciuto di bellezza pura e semplice. La storia che accompagna nella tradizione questo fiore è molto particolare. La leggenda narra che la calla sia nata dal latte materno della dea Hera, signora della terra: proprio da qui avrebbe avuto origine la via Lattea tra le stelle. Ecco dunque la bellezza della calla rifarsi all’idea di prosperità e accoglienza materna, di amore matrimoniale che ne giustifica la ricorrenza come fiore per matrimoni. Il mondo latino ha trasformato la credenza, associando la calla, per il suo spadice interno, all’idea di virilità. La tradizione cristiana vede la calla nascere dalle lacrime di Eva una volta espulsa dal paradiso terrestre. Un altro significato attribuito a questo fiore, meno mitologico e più legato all’aspetto, è la raffinatezza: la sua forma elegante ne fa una pianta prediletta per composizioni di prestigio. La calla bianca è perfetta per i bouquet di matrimonio, quella viola racconta l’amore eterno – la calla compare anche nelle cerimonie funebri a celebrare la vita oltre la morte -, la calla rossa ricorda l’amore passionale e la femminilità.
Articolo di Alessandra Chiappori.





