Fiore protagonista dell’autunno, per il suo riferimento culturale prettamente italiano alla ricorrenza di Ognissanti e dei defunti, il crisantemo appartiene alla famiglia delle Asteraceae, proprio come le margherite o il girasole. Il suo nome ha un etimologia greca che deriva da “khrysos”, cioè oro, e “anthemon”, fiore. Letteralmente, un fiore d’oro.

Stiamo parlando del crisantemo.

Tante sono le specie radunate sotto al genere Chrysanthemum, tutte a prevalenza erbacea, annuali ma anche perenni. I suoi fiori presentano un’ampia varietà di forme e colori: come le margherite, anche in questo caso si tratta di una struttura formata da un capolino centrale con fiori tubolari che presentano delle ligule, impropriamente chiamate petali. I loro aspetti sono anche molto differenti nelle forme: si va dalle silhouette che ricordano la margherita, al pompon, con ligule fitte. Quanto ai colori, si passa dalle tinte chiare, bianco e crema, a crisantemi arancioni, rossi, lilla, rosa, o anche ai bicolori creati con ibridazioni ad hoc, che tanto hanno contraddistinto la storia di questo fiore.

Sebbene alcune specie fioriscano in estate, il crisantemo è il fiore dell’autunno per antonomasia: è una pianta brevidiurna, che predilige cioè le giornate con meno luce per fiorire. Anche da qui l’appellativo di “fiore dei morti”, che un po’ ha caratterizzato questa pianta finendo per farne il simbolo degli omaggi floreali alle tombe.

Se nel Regno Unito è un fiore simbolo di amore e in Nord Europa è usato per le composizioni nuziali, è perché il crisantemo è una pianta che esprime molto altro. Pianta delle origini orientali, il crisantemo arriva in Francia nel XVIII secolo e ha successo immediato per la sua bellezza, i colori, e per la storia. È infatti il simbolo dell’impero in Giappone, paese dove è un fiore amato, riprodotto sui tessuti e dipinto su molti oggetti: la sua varietà Snowdon, la classica usata in Italia per i cimiteri, in Oriente è considerata la più pregiata.

Fino all’inizio del Novecento furono tanti i botanici e ibridatori interessati a lavorare sul crisantemo, considerato un fiore come tutti gli altri. Fu la fine della prima guerra mondiale a cambiare le sorti simboliche di questa pianta: fu infatti in queste circostanze post belliche che il fiore venne scelto per omaggiare i caduti. Oltre che in Italia, anche in Francia i cimiteri sono tutti decorati a crisantemi a inizio novembre. La varietà scelta è in genere il Chrysanthemum morifolium, esito di un’ibridazione, oppure il Chrysanthemum x hortorum, caratterizzato dai fiori grandi.

La sua storia si intreccia anche a quella della floricoltura ligure. L’appuntamento con l’autunno e le ricorrenze di novembre è infatti una delle date importanti per il comparto, lo rivelano i numeri delle imprese coinvolte e degli stessi crisantemi prodotti sul territorio della Riviera dei fiori per quella che è una vera data significativa a livello economico per tutti i produttori locali. È la lunga tradizione di questo territorio ad affermare la qualità del crisantemo della Riviera, esito di decenni di selezioni. Una storia dai confini leggendari colloca la diffusione del crisantemo nell’area di Sanremo nel secondo dopoguerra, quando un agricoltore iniziò a coltivare questi colorati fiori, finendo poi per essere copiato dall’intero vicinato.

Al di là dei significati stagionali, il crisantemo perenne ha fiori dai colori vivaci ed è anche facile da curare come pianta in vaso o in terra, oltre che come reciso. Non stupisce che, contro la tradizione, questo fiore stia guadagnando credito anche per l’uso ornamentale. Le bellezza, in fondo, non ha limiti culturali. Ed ecco così che un mazzo di crisantemi rivela, nel linguaggio fiorito dall’Australia agli Usa, un messaggio di amore sincero.

Articolo di Alessandra Chiappori.

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