Un fiore antico, dalla grande bellezza con fiori delicatissimi eppure dall’aspetto spettacolare: è la peonia, pianta dalla classificazione curiosa. Prima ascritta alla famiglia della Ranuncolacee (tra cui ellebori e anemoni), oggi ha una famiglia a sé, quella delle Paeoniaceae, forse per la grande varietà che queste piante rizomatose presentano in tutto l’emisfero settentrionale. Sono due i principali gruppi di peonie: le erbacee, piante perenni che a ogni primavera producono gli steli per poi terminare il ciclo in autunno, e le arbustive, piante di portamento cespuglioso con steli che lignificano e durano anche in inverno.

Lo studio di queste piante è affascinante: si trovano in Europa e Asia Minore, ma anche in Asia centrale, dove si estendono dall’India alla Cina e al Giappone. Solo due sono specie americane: Paeonia brownii e Paeonia californica. Peonie erbacee e arbustive sono piante forti e di facile coltivazione. Le specie erbacee, diffuse grazie a ibridi e incroci, hanno un aspetto caratteristico con fiori che possono differire per disposizione e numero dei petali, e che dal bocciolo alla piena fioritura stupiscono a volte per forme e dimensioni. Tra i vari tipi di fiore si distinguono quello semplice, con petali e stami, quelli giapponesi, con stami quasi privi di polline, i fiori ad anemone, dove gli stami diventano petaloidi, i fiori semi doppi, con petali numerosi, e quelli doppi, i fiori classici della peonia. Tra le numerosissime varietà Paeonia lactiflora nelle sue cultivar a fiore semplice e di tipo giapponese, Paeonia tenuifolia o Paeonia veitchii.
Il portamento delle peonie arbustive è diverso: gli steli, lignificando, danno alla pianta una sembianza di arbusto simile ai rododendri e alle ortensie. Tra le varietà, Paeonia suffruticosa e le sue cultivar cinesi, giapponesi, europee, Paeonia lutea e i suoi ibridi, Paeonia, delavayi o Paeonia potanini. È una pianta con crescita molto lenta: occorrono talvolta alcuni anni perché arrivi a fioritura. Lo sviluppo può iniziare già sul finire dell’inverno, mentre la fioritura parte con aprile regalando meravigliose fioriture grazie a una gamma ampia di colori: bianco e porpora sono i poli di una varietà di sfumature di rosa, ma anche rosso e giallo.
Sembra che la peonia sia nota dall’epoca greca. Il nome deriverebbe da Paeon, medico allievo di Esculapdio che, nella mitologia, grazie alle radici delle peonie, riuscì a guarire il dio Plutone dalle ferite causate da Ercole. Anche in epoca romana la peonia compare: è Plinio il Vecchio a citarla come fiore antico. Dioscoride, botanico della Roma imperiale, parla invece di due specie, peonia maschio e peonia femmina, ovvero Paeonia mascula e Paeonia officinalis, gli unici tipi di erbacee a lungo note nel mondo occidentale. Sempre per le loro virtù medicamentose, nel Medioevo le peonie erano coltivate dalle comunità monastiche. Il loro segreto si chiama peonina, è un alcaloide con proprietà sedative che si trova in diverse parti della pianta
A scoprirle e apprezzarle fu la Cina, oltre 1400 anni fa. Vista la loro bellezza le peonie si guadagnarono presto il titolo di regine dei fiori. Il loro valore commerciale era altissimo e si potevano ammirare in fioriture magnificenti nelle corti imperiali d’oriente. Bisognerà aspettare il Seicento per l’arrivo di questo fiore in Europa, dove solo nell’Ottocento si svilupperà una vera passione e interesse scientifico. Oltre alle peonie giapponesi importate dall’Olanda, tante specie arrivavano dalla Cina, ed è da quegli esemplari che iniziò la riproduzione e la creazione di nuove varietà. Fu la Francia di fine secolo a creare le “Duchesse de Morny”, le “Reine Elisabeth”, le “Souvenir de Ducher” oggi ancora note e ricercate. Non a caso è la Francia il paese in cui a cavallo tra Otto e Novecento la ricerca sulle peonie è stata più diffusa, fino alle prime esportazioni e sperimentazioni negli Stati Uniti.

Le radici culturali più forti restano tuttavia in oriente: per la Cina la peonia è fiore nazionale. In alcune città ogni primavera si svolgono feste della peonia con fioriture che richiedono il biglietto di ingresso, proprio come nei musei. Chi produce più peonie nel mondo è invece il Giappone.
Altro discorso è quello della Paeonia officinalis la cui sottospecie villosa si trova in Europa ma è rara. È un fiore che predilige le radure ai margini dei boschi, tra i 100 e 1800 metri di altitudine, fiorendo tra maggio e giugno. In Italia si individua solo in alcune aree dell’Appennino e delle Alpi liguri, in particolare a ponente, dove cresce spontanea esclusivamente in alcune aree dell’imperiese, sui Monti Toraggio e Grammondo in forma endemica. La Paeonia officinalis subsp. Villosa è protetta da una legge che ne vieta la raccolta. La pianta forma dei cespugli con fiori grandi di un rosa vivo, in genere formati da 5-10 petali con stami gialli. L’aggettivo officinalis indica le sue proprietà curative: Ippocrate ne aveva individuato il potere di contrasto all’epilessia, una convinzione protratta per tutto il Medioevo, forse alle origini dell’attuale rarità del fiore, a lungo raccolto senza criterio.
La simbologia associa la peonia alla grazia e alla raffinatezza femminili. Una delle caratteristiche delle peonie è il profumo, non tipico di ogni varietà ma di certo delle Paeonia lutea e dei tanti ibridi che ricordano sentori di rose, agrumi, spezie. La fioritura, grande e massiccia, è l’elemento che più colpisce e che le ha attribuito l’appellativo di “rosa senza spine”.
Nel tempo è diventato un fiore significativo per il mercato florovivaistico ligure, coltivato sia in Provincia di Imperia che nella Piana di Albenga, viene commercializzato presso il Mercato dei Fiori di Hyeres (zona leader per la commercializzazione delle peonie) e sempre più anche tramite il Mercato dei Fiori e gli esportatori sanremesi.
Articolo di Alessandra Chiappori.






