Rose dai colori sgargianti, dai boccioli ricchi, dai profumi intensi, e anche rose con le bacche, per lo più note come rose fruttuose, proprio perché sembra che diano vita a un frutto. Con l’approssimarsi dell’autunno le rose botaniche, di cui esistono diverse specie, e le varietà che ne sono state derivate, diventano interessanti per le bacche che producono, i cosiddetti falsi frutti che restano visibili sui rami da agosto anche fino a febbraio.

Non sono frutti, in realtà: si chiamano cinorrodi e sono bacche formate dalla pianta dopo la regolare fioritura, che di solito avviene una volta sola, in primavera. Il cinorrodo deriva dalla modificazione del ricettacolo fiorale: al suo intero ci sono i frutti veri, cioè gli acheni, che a loro volta contengono il seme. Tutta questa “struttura” è il cinorrodo, e si presenta, appunto, come bacca colorata. Per via dei cinorrodi che possono presentare dimensioni varie e arrivare anche ai 2 centimetri, e che sono in genere di colori variabili dal rosso all’arancione, dal nero al giallo, e tondeggianti o più allungati, con la scorza liscia o rugosa, gli steli di alcune rose vengono utilizzati anche come elementi di verde decorativo.
La famiglia delle rosaceae è molto vasta, con oltre 250 specie in Europa e Asia, anche molto diverse tra loro. Tra queste, si contano alcune specie spontanee, una quarantina in Italia, tra cui spicca la Rosa canina, la più comune, conosciuta anche come rosa selvatica e nota proprio per le appariscenti bacche rosse dei cinorrodi, che si formano dopo che la pianta ha perso il suo caratteristico fiore rosato. È una pianta rustica, la si può trovare fino ai 1500 metri di altitudine, forma siepi, e compare lungo i sentieri in forma di arbusto spinoso, con aculei uncinati e pungenti. È la specie di rosa spontanea più diffusa in Italia, se ne parla come della “madre” di tutte le rose, ovvero l’antenata delle successive rose coltivate.
Sanremo e la Riviera dei fiori diventarono famose per la coltivazione di rose rifiorenti – che quindi aumentavano la resa rispetto alle classiche rose selvatiche – in pieno campo: gli ibridatori fecero la storia del settore con nuove varietà che ben si adattavano al clima della Riviera, permettendo di produrre rose per molti mesi l’anno. Si era partiti, per questo lavoro, da alcune rose autoctone. Un analogo lavoro di selezione avviene oggi per la produzione dei cinorrodi decorativi specifici di alcune rose e delle loro varietà.
Oltre alla classica Rosa canina, sono state create rose da bacca con caratteristiche specifiche. Una è la cosiddetta Corallo: gli steli sono ricurvi e sono ricchi di bacche color corallo, appunto, che la fanno prediligere per le composizioni e le decorazioni, in abbinamento alla facilità di conservazione.
Un’altra varietà nota in Riviera è la Zaffiro, derivata dalla Rosa canina destinata all’uso decorativo dei rami con cinorrodi più numerosi e resistenti, a fronte di rami con meno spine.


Esistono al mondo tanti e diversi cinorrodi, a loro volta formati da piante molto varie. I cinorrodi di Rosa roxburghii ricordano i ricci delle castagne, gialli e pieni di spine: se aperti, regalano profumo di mela. Di frutta sanno anche le foglie di Rosa villosa o pomifera, con cinorrodi ricoperti di setole. Numerosi e molto belli nel loro rosso carico, i cinorrodi di Rosa Bourgogne, ibrido di Rosa pendulina. E sempre alla frutta, in particolare alle ciliegie, assomigliano i falsi frutti di Rosa spinosissima, con bacche piccole che diventano rosse o viola scuro, da cui la varietà Rosa Single cherry.
Articolo di Alessandra Chiappori.





