Pubblicato il Report 2020 di Royal FloraHolland

Il colosso olandese svela i dati di un'annata critica

“La crisi da COVID-19 ha chiarito che il mondo intorno a noi sta cambiando così come le tendenze che stavamo osservando. Il settore sta diventando digitale e globale.” si apre così il Report 2020 di RoyalFloraholland, uno dei più importanti contributi economici del settore florovivaistico mondiale.

Nel marzo 2020, l’industria è stata colpita da eventi senza precedenti. La domanda globale di fiori e piante è crollata quasi a zero nel giro di pochi giorni e, a metà mese, sembrava che l’industria florovivaistica europea potesse crollare. Sono state decine di migliaia le piante distrutte a causa dell’invenduto, con notevoli costi per lo smaltimento ad aggravare il mancato guadagno.

Nel 2020 FloraHolland ha perso complessivamente quasi il 3% del fatturato passando dai 4,791 miliardi di euro del 2019 ai 4,654 miliardi del 2020, con una perdita di profitto, al netto delle tasse, che ha toccato il 5,8%.

L’asta ad orologio, fiore all’occhiello dell’industria olandese, sta passando di moda e, per ridurre maggiormente i costi, i commercianti stanno facendo affari direttamente con i produttori. Al fine di invertire questa tendenza, FloraHolland ha incentivato i sistemi di asta online e di e-commerce.

La pandemia ha reso chiaro che la digitalizzazione è diventata fondamentale e ha permesso alle aziende di continuare a comunicare e commercializzare durante i blocchi, aiutandole a superare la crisi. Inoltre ha messo in luce ancor di più la necessità di una maggiore attenzione alla sostenibilità, in quanto la domanda di prodotti sostenibili è aumentata sia tra i consumatori più giovani sia tra i professionisti del settore (fioristi etc…).

Dal mercato fisico al mercato digitale, questa è la sfida che non solo l’industria olandese ha accettato, ma che si sta rivelando sempre più pressante per tutti all’interno del mercato globale. Nei prossimi anni, FloraHolland mira a diventare 100% digitale e, nel 2021 ha concentrato gli sforzi sul rinnovamento delle aste nazionali, concentrando tutta l’offerta e la domanda in un’unica asta di orologi digitali per l’intero paese. Per quel che riguarda la logistica ed il trasporto intelligenti, si lavora per una maggiore integrazione tra coltivatori ed acquirenti.

Guardando al mercato mondiale, già nel 2020 è stato sviluppato un sistema di pagamento che permetta ai commercianti di pagare digitalmente in totale sicurezza anche direttamente in dollari, senza necessità del cambio di valuta. A novembre 2020 il sistema Floriday ha elaborato la prima transazione internazionali in dollari per la rotta commerciale Kenya-Medio Oriente.

Contrariamente a quanto si può pensare, il numero di addetti che fisicamente lavorano per FloraHolland è aumentato nel 2020 del 7,2%, con un’età media di circa 49 anni e la provenienza da 49 nazionalità diverse.

Una parte cospicua del report è dedicata alle strategie sostenibili che l’azienda vuole intraprendere nei prossimi anni, sinonimo di come la sostenibilità ambientale sta aumentando la propria importanza anche a livello mondiale. FloraHolland sta lavorando all’acquisizione di nuove certificazioni di prodotto e di processo. Dal 1 gennaio 2022 i coltivatori che decideranno di commercializzare i propri prodotti con FloraHolland, dovranno essere muniti obbligatoriamente di una certificazione ambientale.

Ma la notizia non riguarda solo questo, abbiamo notato come questo report sia incentrato unicamente sull’attività interna di FloraHolland, non è presente nessun dato tecnico riguardante la floricoltura locale, europea e mondiale.
Per anni il report di FloraHolland è stato punto di riferimento come cartina tornasole dei flussi di commercializzazione, verso quali paesi si commercializza di più e per quali tipologie di prodotto, cosa assolutamente assente nel report 2020.

Abbiamo fatto una ricerca, scoprendo che questa tendenza era già presente nei report 2017, 2018 e 2019, i quali sono molto diversi dai precedenti e pressochè identici a quello 2020, anche a livello grafico. Abbiamo una cospicua parte finale dedicata a tutti i bilanci dell’azienda ma manca completamente uno sguardo al mondo della floricoltura mondiale, ai suoi andamenti e flussi. Sono diminuiti i grafici e le tabelle, sostituite da riassunti testuali con un’ottica sempre ottimistica, possibilista ed incentrata unicamente sulle attività portate avanti da FloraHolland per migliorare il proprio servizio.

Che questo cambio di vedute sia collegato al cambio di CEO all’interno dell’azienda? Possiamo infatti notare che nei report 2015 e 2016, non è possibile sul sito visualizzare quelli precedenti, il CEO era Lucas Vos, sostituito nel 2017 da Steven van Schilfgaarde, attualmente in carica. E’ una delle possibilità ma la realtà resta che si è persa una delle principali fonti di dati statistici sulla floricoltura mondiale.

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