Si prevede che la spesa del Regno Unito per le nuove normative sulle importazioni post-Brexit raggiungerà circa 6 miliardi di dollari, come riportato dall’organismo di vigilanza della spesa pubblica del paese.

L’attuazione di questi controlli, in seguito all’uscita del Regno Unito dal mercato doganale dell’UE nel 2020, è stata segnata da ripetuti ritardi, con il governo che ha respinto la piena attuazione dei controlli per cinque volte nel corso degli anni. Ciò ha aumentato il livello di incertezza per le imprese inglesi e per gli storici Paesi importatori.

Da quando ha lasciato il mercato unico e l’unione doganale dell’UE nel 2021, il Regno Unito ha dovuto affrontare sfide nel commercio di beni con l’UE, che hanno portato a una riduzione dei volumi degli scambi. La graduale implementazione del Border Target Operating Model (BTOM) nel 2023, volto a gestire gli scambi transfrontalieri, fa parte degli sforzi del Regno Unito per adattarsi alle sue nuove relazioni commerciali con l’UE. Il National Audit Office (NAO) ha criticato l’approccio del governo, evidenziando una mancanza di chiarezza e di pianificazione integrata in vista del prossimo anno.

Con le prime due fasi del BTOM già in vigore e una terza fase in sospeso, è evidente l’impegno del Regno Unito sia migliorare le prestazioni delle frontiere attraverso investimenti significativi. Tuttavia, resta da vedere l’efficacia di queste misure e il loro impatto sul commercio e sulle imprese, mentre le parti interessate devono affrontare le complessità del panorama post-Brexit.

Fonte: https://www.dw.com/en/post-brexit-trade-border-controls-to-cost-uk-6-billion/a-69129143

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