Prende il nome dal botanico svedese Anders Dahl, allievo di Linneo: la dalia (nome scientifico Dahlia) è una specie erbacea e tuberosa perenne che conta oltre ventimila varietà e fa parte della famiglia delle Asteracee come i girasoli, le margherite o il crisantemo. Questo ventaglio molto ampio fa sì che le forme e i colori dei fiori, ma anche le dimensioni delle piante siano estremamente diversi. Le dalie sono alte, basse, a fiori grandi, tondi, piccoli, con petali tubolari o no, e di tantissimi colori differenti, pronti a offrire la loro bellezza dall’estate alle prime avvisaglie dell’inverno, vista l’ampia finestra temporale di fioritura.

La loro geografia originaria era quella dell’America centrale e del Messico, paese del quale sono fiore nazionale dal 1963. Solo nel 1700 arrivarono in Europa con vicende rocambolesche, diffondendosi in numerose varietà, colori e forme: esistono dalie bianche, rosa, porpora, gialle o arancio. Specie diverse, diversi fiori, o meglio infiorescenze, chiamate ingiustamente fiori ma in realtà composte dal fiore centrale e da flosculi che lo circondano e che sono diventati per tutti petali.
A differenziare le varietà è così anche la conformazione del capolino, cioè la forma del fiore. Esistono dalie semplici, ma anche dalie cactus, decorative, a pompon e a palloncino, a fiori di anemone e di peonia. Quella iconica è la dalia a fiore singolo, che ha un solo giro di piccoli fiori del raggio colorati, mentre la dalia decorativa ha fiori doppi. Petali – come impropriamente si definiscono – che possono diventare ricurvi, stretti, piatti, in mille sfumature di colori.
Furono i conquistadores spagnoli a portare la dalia in Europa dietro una scia di conquiste: a scoprirla erano infatti stati gli aztechi, che avevano raccolto le dalie sulle montagne del centro America: si trattava della cocoxochitil, così la chiamavano le antiche popolazioni, il “fiore cannunccia”, color rosso chiaro e porpora. A menzionarla la prima volta fu Francisco Hernandez de Toledo nel suo Thesaurus di metà Cinquecento, compilato in occasione della spedizione nelle colonie d’oltreoceano come medico e botanico, inviato dal re Filippo II di Spagna. Tornò in patria con oltre tremila piante descritte e allora sconosciute al Vecchio Continente: tra queste le dalie.

La leggenda narra che furono nascoste al mondo intero e coltivate nei giardini dell’Escorial di Madrid dove solo i reali potevano goderne. Arrivarono poi in Francia, in Prussia – è qui che presero il loro nome di dalie, oltre che Cavanilles, nome che dovevano all’abate Antonio José Cavanilles, che lavorava al Real Jardin Botanico di Madrid, o georgine, come erano note nel mondo tedesco e russo in omaggio al botanico tedesco di stanza a San Pietroburgo Johann Gottlieb Georgi. L’arrivo in Italia si stima intorno ai primi dell’Ottocento, come testimoniano i cataloghi botanici. Ma ormai la dalia era una moda, ed era diffusissima: nel 1864 la Caledonian Horticultural Society promise 50mila franchi a chi avesse saputo ottenere la dalia blu. La corsa alle ibridazioni che valorizzava sempre più il prodotto era solo all’inizio: negli anni Quaranta del Novecento le dalie si scambieranno con i diamanti.
Bella e facile da coltivare e da ibridare: non stupisce che la dalia si sia diffusa così tanto e in così tante forme e varietà. In Italia è difficile trovarne di selvatiche: se coltivate, prediligono la luce del sole, ecco perché ai piedi degli alberi non appaiono mai. A discapito delle varietà, la pianta in sé è riconoscibile sempre per il tubero allungato e le foglie verde scuro grandi e numerose.
A Verbania, i Giardini botanici di Villa Taranto sono un piccolo regno per le dalie e i loro amanti: vi si trova infatti il labirinto delle Dalie con migliaia di piante appartenenti a ben 350 varietà. Per chi voglia fare più chilometri, in Olanda a settembre si svolge il Corso Zundert, una gigantesca sfilata allegorica dove i carri fioriti sono decorati per lo più proprio a dalie.
Il linguaggio dei fiori le attribuisce significati legati alla dignità e regalità, alla stima e all’ammirazione: non è il fiore dell’amore passionale, ma dell’affetto, benché le dalie bianche siano perfette per i bouquet matrimoniali di settembre. La dalia è un regalo perfetto per un pensiero di gratitudine e di riconoscenza, ma anche per augurare buon viaggio, visto che è simbolo di cambiamento.
La dalia si coltiva in giardino e le varietà più piccole vanno in vaso, ed è diffusa anche come fiore reciso. Oggi sono queste le sue destinazioni, ma sembra che nel passato le popolazioni atzeche nel usassero il tubero a scopo alimentare e medicinale.
Articolo di Alessandria Chiappori.






