Con le sue tonalità di bianco, lilla e viola che arrivano fino al blu, l’Agapanthus è uno dei protagonisti botanici dell’estate, periodo in cui fiorisce regalando tutta la sua bellezza di forme e colori. Fa parte della famiglia delle Amaryllidaceae, ed è una pianta erbacea perenne originaria del Sud Africa e del Mozambico, per questo chiamata anche “giglio africano”. Tra le varietà più note, non a caso, l’Agapanthus africanus, con fiori blu scuro o bianchi, ma ne esistono altre varietà come il campanulatus che ha foglie caduche, o l’inapertus con i suoi fiori blu viola. Tra gli Agapanthus a foglie perenni c’è invece il praecox dai fiori blu, oltre all’africanus. Questo fiore ha iniziato a essere importato e diffuso nei giardini europei intorno alla fine del 1600, probabilmente per la sua bellezza e il portamento maestoso.

Il suo meraviglioso fiore infatti, dalla forma cosiddetta a ombrello, si apre su un lungo stelo (nelle condizioni ideali può raggiungere anche un metro!) che si fa spazio tra una chioma di foglie verdi, lanceolate. Quando parliamo di fiore a ombrello, in realtà, ci riferiamo a un insieme di fiori dalla forma di campanula, tubolari, che fanno parte di questa stessa struttura allargata: possono arrivare fino a un centinaio! La pianta va in riposo vegetativo in inverno: tutta questa affascinante struttura ritornerà la primavera successiva.

Fiore estivo, l’Agapanthus ama il sole, il caldo (ha bisogno di stare sopra i 20 gradi) e la luce, anche se nei mesi più caldi, il cui dà il meglio in giardino, ha bisogno di irrigazione regolare. È stato tra le piante decorative più coltivate in Riviera dei fiori, e proprio in Liguria di ponente ha sede una delle più notevoli collezioni europee di Agapanthus: si tratta di quella di Villa della Pergola, ad Alassio, che ospita quasi 500 varietà diverse di questa pianta, certificate dalla SOI – Società OrtoFloroFrutticola Italiana. Una visita in estate, durante la fioritura, vale la pena: tutte le informazioni sui percorsi guidati e gli orari di accesso sono sul sito della struttura [https://www.giardinidivilladellapergola.com/agapanti.html]

Ma a essere famoso è soprattutto il suo nome, che lo rende il fiore dell’amore, da anthos, fiore in greco, e agape, amore, appunto. Oggi è molto utilizzato per giardini romantici e matrimoni, vuoi la stagione, vuoi il significato simbolico, ma già le popolazioni originarie del Sud-Africa, le Yhosa, usavano l’Agapanthus per la bellezza dei suoi fiori e come simbolo d’amore. Le spose Yhosa creavano una collana di radici secche dell’Agapanthus, simbolo di fecondità, e una volta partorito portavano la collana tutta la vita, assicurando felicità per sé e i figli. In Giappone questa pianta indica invece forza e perseveranza.

L’Occidente ha rappresentato il fiore e il suo simbolico riferimento all’amore nelle arti. Il premio Nobel George Seferis cantava questi fiori nella sua “Fra gli Agapanti” (contenuta in  “Poesie, Lo specchio”, Mondadori, 1963). Monet li volle nel suo giardino di Giverny, e li ritrasse nella tela “Agapanthus”, che si trova oggi niente meno che al Moma di New York. Non fu l’unico pittore a innamorarsene: Marc Chagal ne fece un simbolo di ispirazione: li volle infatti per colorare di bianco e blu il giardino che ospitava il suo ciclo del “Messaggio Biblico”, oggi parte integrante del Museo Chagall a Cimiez, sulle alture di Nizza. L’artista progetto il giardino del Musée Chagall con Henri Fisch, architetto paesaggista, seguendo i consigli del quale scelse toni freddi e fioriture di blu, che ben si sposavano con le altre specie mediterranee ospitate lì tra ulivi, cipressi, pini, ma anche lavande, con il loro viola in perfetta armonia cromatica con gli agapanti.

Articolo di Alessandra Chiappori.

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