Dal 14 al 18 settembre 2025 la città belga di Gand è diventata punto d’incontro per l’industria floricola internazionale. I rappresentanti del settore si sono riuniti per quattro giorni in occasione del 77° Congresso Annuale AIPH. Tra i temi trattati in questi giorni, quello della sostenibilità ambientale.

La sessione, moderata dal Segretario Generale AIPH Tim Briercliffe, ha esplorato iniziative e approcci lungimiranti alla sostenibilità in tutto il settore.

«La domanda del mercato sta cambiando e c’è una maggiore richiesta di prodotti realizzati in modo sostenibile», ha spiegato Stefanie Miltenburg, Responsabile degli Affari Pubblici di Royal FloraHolland. «E per noi è davvero una questione di reputazione. Se non riusciamo a mettere le cose in ordine, sarà molto difficile per il nostro settore rimanere attivo. Sebbene la certificazione e le pratiche sostenibili possano essere costose, i coltivatori vedono anche i vantaggi di un migliore accesso al mercato e persino di un aumento delle quote».

Posizione ribadita anche da Jeroen Oudheusden di FSI, che ha sottolineato che la sostenibilità non è più un optional.

Per i rappresentanti di Global GAP, la sfida è mantenere bilanciati costi e benefici, soprattutto in termini di valore e opportunità di mercato: «I produttori spesso si lamentano di dover sostenere i costi della sostenibilità senza il supporto della filiera», ha affermato a proposito Juan Carlos Isaza «In alcuni casi, le buone pratiche agricole consentono di risparmiare denaro grazie all’efficienza, ma non sempre. Ecco perché ci stiamo concentrando sui punti critici da risolvere e stiamo valutando come gli acquirenti possano condividere i costi di implementazione. Allo stesso tempo, la certificazione deve diventare più semplice ed economicamente più efficiente».

Il presidente di Asocolflores, Augusto Solano, ha condiviso il punto di vista colombiano. «I nostri coltivatori hanno scoperto che essere sostenibili è un buon affare. Florverde, il nostro schema di certificazione, è nato come programma di best practice ed è diventato uno strumento manageriale. Sì, la sostenibilità richiede investimenti, ma rimanere senza acqua è più costoso che investire nella gestione idrica. Per noi, la sostenibilità è diventata una cultura, non un problema».

Marco van der Sar della Plants & Flowers Foundation Holland ha sottolineato l’importanza di un prezzo equo «La sostenibilità ha un costo. Speriamo che il consumatore paghi un prezzo equo, perchè non essere sostenibili sarà ancora più costoso a lungo termine». Ha rimarcato la necessità di ricerche di mercato che studino l’impatto della sostenibilità e dei costi sui consumatori finali e quanto siano disposti a pagare di più un prodotto sostenibile.

La certificazione e la raccolta dati sono stati temi ricorrenti durante il panel. Stefanie Miltenburg ha spiegato che Royal FloraHolland richiede ai propri fornitori di possedere certificazioni riconosciute dalla FSI. «La certificazione è l’unico modo credibile per dimostrare che le promesse vengono mantenute in produzione. Oggi, il 75% del fatturato sul nostro mercato è certificato» (ne abbiamo parlato qui: https://www.flornewsliguria.it/royal-floraholland-annuncia-lobbligo-di-certificazioni-sui-propri-prodotti/15131/). Ha riconosciuto le sfide per i piccoli coltivatori, ma ha sottolineato la collaborazione con GLOBALG.A.P. e MPS per sviluppare opzioni di certificazione più accessibili e a costi inferiori.

Tuttavia è emersa unanime la convizione che l’imprevedibilità delle politiche governative rimane un serio ostacolo, soprattutto quando gli investimenti sull’efficientamento energetico si interrompono improvvisamente, non garantendo una continuità di sussidi utili per il miglioramento del settore.

Il panel ha anche sottolineato la dimensione sociale della sostenibilità. «Non dobbiamo dimenticare che la floricoltura crea posti di lavoro», ha affermato Jeroen Oudheusden «Il settore offre un’occupazione adeguata in paesi come Colombia, Kenya ed Etiopia, un aspetto che dobbiamo sottolineare con più forza».

Il presidente di Asocolflores, Augusto Solano, ha ribadito questo concetto «In Colombia offriamo circa 250.000 posti di lavoro diretti e indiretti, circa 16 posti di lavoro per ettaro. Prendersi cura delle persone è al centro di Florverde. Il 60% dei nostri lavoratori sono donne, per questo abbiamo avviato programmi come la diagnosi del tumore al seno e la risoluzione dei conflitti familiari. Investire nelle persone le rende più felici e produttive. È il cuore del nostro approccio alla sostenibilità».

La discussione ha chiarito che, sebbene i costi della sostenibilità siano reali, i rischi di una floricoltura poco attenta all’ambiente ed ai lavoratori sono molto maggiori.

L’incontro si è concluso con la volontà di dimostrare che «Fiori e piante sono sempre un buon acquisto. Ora dobbiamo dimostrarlo, con dati, standard credibili e con una storia equilibrata che includa sia l’impatto ambientale che quello sociale».

Fonte e report completo, in inglese: https://www.floraldaily.com/article/9766396/who-pays-for-sustainability-in-floriculture/?utm_medium=email


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