Si trova a Perinaldo ed è un’azienda frutto di una lunga storia di famiglia che si occupa di fronde verdi e mimosa. A gestirla è Luca Valenti: poco più di trent’anni, una formazione in studi agronomici e l’entusiasmo per una vita all’aria aperta, come piace a lui. Ci siamo fatti raccontare da vicino che cosa significa fare questo mestiere oggi per un giovane.

Ci racconti qualcosa sulla tua azienda?
«Siamo a Perinaldo, abbiamo più o meno due ettari e dallo scorso anno abbiamo improntato l’azienda tutta sul floricolo: produciamo principalmente fronde verdi, eucaliptus e mimosa, e un po’ di olivo da fronda».
C’è una storia familiare avviata dietro l’azienda?
«Sì, sono la quarta generazione: a dare il via fu il mio bisnonno, con pezzetti sparpagliati per il paese, poi mia nonna ha iniziato a raggruppare, mia mamma ha seguito la sua strada. Con l’ultimo Psr io avevo aperto un’azienda a parte ma alla fine l’ho inglobata a quella di famiglia, e lavoro insieme a mia mamma».
Vista la tua età, come mai hai deciso di dedicarti a questo settore?
«Ho fatto studi agrari a Sanremo, e poi un po’ di esperienza in altre aziende: avevo già deciso di restare in ambito agricolo. Nonostante la possibilità di avere un’azienda avviata, ho incontrato la crisi nel 2007-2008, e c’è stata un po’ di incertezza. Avevo iniziato a guardarmi intorno, ho fatto qualche esperienza fuori e nel 2017 ho aperto la mia azienda e deciso di continuare a tempo pieno qui, nel mondo agricolo».

È una dimensione che ti piace…
«Di base si tratta di passione: non è tanto un discorso legato alla resa o meno».
Come si svolge la tua giornata tipo?
«Siamo solo due persone in azienda, io mi occupo della gestione delle colture: la raccolta, la potatura, quello che ne consegue. Mia mamma si occupa della lavorazione del prodotto, quindi del magazzino. Siamo strutturati semplicemente così. In questo periodo per esempio si fanno le potature, poi arriverà la gestione e manutenzione, per lo più in estate, e da settembre riparte la stagione che termina verso giugno. Lavoriamo quasi 9 mesi l’anno».
Qual è il mercato di riferimento?
«Attualmente lavoro con tre grossisti di zona che esportano principalmente in nord Europa. Dopo il 2020 si sono aperti mercati in Svezia e Finlandia, e poi Gran Bretagna e Francia. La mimosa invece va per lo più sul nazionale, anche se quest’anno abbiamo registrato qualcosa con l’estero».
Quali sono gli ostacoli più grandi nell’attività di ogni giorno?
«Ora come ora posso dire di essere un’azienda avviata, che ha fatto il suo percorso e ha raggiunto una sua stabilità, quindi non mi sbilancio molto sugli investimenti. Però mi rendo conto che al giorno d’oggi la difficoltà, soprattutto per le nuove aziende, è tanta. Ci sono i classici problemi che capitano sempre alle piccole realtà, a partire dai contributi per sviluppare idee, soprattutto per realtà come la mia. Sono problemi che restano sempre, ed è un discorso rivolto alle nuove generazioni: c’è chi ha la fortuna di avere un’azienda già avviata con una clientela che conosce il modo di lavorare, e questo aiuta. Sicuramente oggi incide il costo delle materie prime: acqua, fertilizzanti… Le nostre colture però tollerano bene i costi: non facciamo fuori suolo, non abbiamo la problematica del raccolto da vendere entro tempi fissi, questo ci dà più possibilità».
Il cambiamento climatico si sta facendo sentire?
«Assolutamente. Ogni anno si manifesta in modalità nuove: quest’anno è stato tutto precoce, poi è arrivato il freddo. Questo ci dà poca previsione sulla vendita: non è un cambiamento scontato, è invece un problema da capire per ogni settore di mercato».
C’è una pianta alla quale sei più affezionato o che ti piace di più?
«C’è un gioco di parole: io mi chiamo Luca e lavoro con gli “euca”, mi accompagna da sempre. Per me si tratta di una pianta con cui sono cresciuto e con cui ho sempre lavorato, ed è divertente. Quello che mi piace è proprio il fatto di vivere all’aria aperta, se anche non mi occupassi più di eucaliptus mi prenderei cura di un’altra pianta. Gli euca però hanno una parte importante nel mio quotidiano».
Che cosa vedi nel futuro della tua azienda?
«Oggi ho 33 anni, posso dire che fin qui sono arrivato. Una cosa interessante per l’azienda potrebbe essere l’aspetto energetico, utilizzare le rinnovabili. È uno spunto su cui chi ci tutela ai piani più alti potrebbe porre attenzione: tante piccole aziende potrebbero investire in fotovoltaico se seguite un po’ più da vicino, con meno burocrazia. Una piccola azienda, con il fotovoltaico indipendente, potrebbe avere meno costi».
Intervista di Alessandra Chiappori.






