Popillia Japonica, coleottero scarabeide originario del Giappone, è tra gli organismi nocivi prioritari per l’Unione Europea. Un pericolo che negli ultimi dieci anni, ha allargato il suo territorio anche in nord Italia. Abbiamo fatto il punto sulla situazione aggiornata all’estate 2026 con la dottoressa Anna Ristagno, ispettore del Servizio Fitosanitario di Regione Liguria.

Perché Popillia è così pericoloso?
«È un insetto estremamente polifago, capace di attaccare oltre trecento specie vegetali, tra cui vite, vite americana e glicine sembrano finora essere le piante predilette in Liguria. Può creare danni sia nella fase adulta sulle foglie – fino ad arrivare alla completa scheletrizzazione –, sia nella fase larvale, perché la larva si sviluppa in terreni umidi nutrendosi delle radici dei tappeti erbosi, principalmente di graminacee, causandone ingiallimento, avvizzimento e disseccamento».

Quale è la diffusione attuale di questo insetto in Italia?
«Sul territorio italiano è stato segnalato per la prima volta nel 2014 al confine tra Lombardia e Piemonte; successivamente si è diffuso anche in Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. In Liguria è stato ritrovato per la prima volta nell’estate 2025 nel savonese, tra Albisola Marina e Celle Ligure, in una zona turistico-residenziale e quest’anno sono stati individuati altri focolai in provincia di Genova».
C’è rischio per la Liguria?
«Da una parte la biodiversità della Liguria amplifica il rischio legato alla diffusione della Popillia japonica, dall’altro il clima secco delle ultime estati e la frammentazione dell’ambiente, l’assenza di grandi aree a seminativo irriguo, ostacolano lo sviluppo di elevate infestazioni».
Quale è il ruolo del servizio Fitosanitario in tal senso?
«Il Servizio Fitosanitario svolge un ruolo fondamentale nel contrasto di Popillia japonica: nel rispetto del Regolamento europeo, del Piano di emergenza nazionale e del Piano di azione regionale, nelle zone indenni monitora costantemente il territorio per rilevare il coleottero in tempo e avviare l’eradicazione immediata, e nelle zone infestate, dove l’eradicazione non è più attuabile, applica misure di contenimento per rallentare il più possibile la diffusione dell’insetto».
L’estate 2026 ha portato novità?
«A seguito dell’attività di monitoraggio delle aree indenni da parte degli Ispettori e degli Agenti del Servizio Fitosanitario regionale sono stati trovati: un focolaio nella zona di Rapallo e Zoagli, in cui sono state subito applicate misure di eradicazione; alcuni esemplari in Val Bormida – talmente pochi da essere considerati solo un’incursione – e nuovi focolai in diversi comuni della provincia di Genova, confinanti con l’area infestata piemontese. Per quanto riguarda, invece, il focolaio in eradicazione nella provincia di Savona, possiamo dire che ha subìto una ridotta espansione, probabilmente grazie alle condizioni estremamente siccitose di questa estate e all’attività del Servizio Fitosanitario che si è impegnato in attività in catture massali, trattamenti biologici contro le larve».
Concretamente come si combatte l’insetto?
«Non è semplice. Popillia japonica è un “autostoppista professionista” e viaggiando a bordo di treni, tir o auto private provenienti dalle zone di forte infestazione riesce a diffondersi velocemente a grandi distanze. Tutti i ritrovamenti in Liguria, infatti, interessano zone a elevato afflusso turistico o importanti snodi artigianali e industriali, attraversate da reti stradali e ferroviarie che collegano l’entroterra alle principali mete turistiche della costa. In primavera ed estate, periodo di volo degli adulti, negli orti e nei giardini consigliamo di effettuare la raccolta manuale: gli insetti possono essere fatti cadere in contenitori con acqua e sapone. Questa operazione permette di limitare le ovodeposizioni e abbassare la densità di popolazione. La cattura massale viene effettuata anche da noi ispettori manualmente o con trappole con attrattivo floreale e a ferormoni. Attenzione, però, le trappole non possono essere installate liberamente. Occorre l’autorizzazione del Servizio Fitosanitario, in quanto uno scorretto utilizzo potrebbe permettere all’insetto di espandersi più velocemente. Oltre alla raccolta manuale, una misura fitosanitaria che porta alla riduzione della popolazione di Popillia japonica è quella di non effettuare l’irrigazione estiva di prati o aiuole con graminacee oppure in alternativa effettuare nel mese di settembre un trattamento biologico che prevede l’utilizzo di nematodi entomopatogeni (Heterorabditis bacteriophora)».

Se un privato riscontra sul proprio giardino la presenza di Popillia, cosa deve fare?
«Contattarci alla mail dedicata: popollia@regione.liguria.it, aperta appositamente per le segnalazioni, allegando foto e posizione del ritrovamento, per permetterci opportune verifiche e accertamenti. Abbiamo inoltre una pagina web dedicata, attualmente in aggiornamento per quanto riguarda gli ultimi sviluppi dell’estate 2026, su cui si trovano tutte le informazioni».
Che cosa devono fare gli operatori professionali invece?
«La movimentazione di suolo e piante al di fuori delle aree infestate può avvenire solo rispettando le misure fitosanitarie preventive previste dalla normativa, come ad esempio la coltivazione sotto protezione fisica totale, l’utilizzo di substrato di coltivazione esclusivamente commerciale e di materiale pacciamante nel periodo di volo degli adulti, l’isolamento dei vasi dal terreno per la coltivazione all’aperto. Gli operatori professionali hanno anche la possibilità di effettuare trattamenti insetticidi, utilizzando principi attivi registrati su Popillia japonica e per la coltura che si vuole trattare. Va detto però che tali trattamenti non sono da considerarsi risolutivi, in quanto in zone ad alta infestazione altri adulti possono sopraggiungere il giorno successivo al trattamento».
Che cosa accade ora con l’autunno?
«Il periodo di volo degli adulti si è concluso. Abbiamo iniziato il monitoraggio delle larve e, dove ritenuto strategico per l’abbassamento della densità della popolazione di Popillia japonica, abbiamo prescritto il trattamento dei tappeti erbosi con prodotti a base di nematodi entomopatogeni».
L’imperiese sembra ancora, per il momento, non coinvolto
«Sì, ma recentemente sono state notificate incursioni in Francia. Quindi nella prossima estate sarà intensificato il monitoraggio delle aree indenni al confine francese».
Intervista di Alessandra Chiappori.








