Pianeta PSR ha pubblicato un interessante studio sul consumo del suolo agricolo dove analizza come il monitoraggio, le normative e le nuove strategie agricole possono dare forma a un futuro più resiliente per il territorio italiano.

Secondo lo studio “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici“, a cura del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), realizzato anche quest’anno con il contributo dell’ISMEA, nel 2024 sono stati complessivamente convertiti in aree artificiali poco meno di 8.400 ettari di suolo (non tutto agricolo), con un incremento del 15,6% su base annua. Si tratta di trasformazioni nella maggior parte dei casi di carattere reversibile, ma non per questo meno gravi rispetto ai possibili effetti strutturali e alle condizioni di degrado che si determinano sui territori interessati da questi fenomeni.

Inoltre il 72% delle nuove aree artificiali riguarda suoli agricoli, a conferma del ruolo centrale di questi territori nelle dinamiche di utilizzo e trasformazione del suolo.

Nel periodo 2023-2024 il consumo di suolo agricolo è stimato in poco più di 6.000 ettari, corrispondenti a una quota dello 0,05% della Superficie agricola utilizzata (SAU) di cui 5.195 ettari, l’86% del totale, sono stati temporaneamente convertiti ad usi non agricoli, per lo più trasformati in cantieri e in suoli pavimentati con terra battuta e altri materiali. Il consumo permanente riguarda invece una porzione di 826 ettari complessivi, ma in questo caso si tratta di trasformazioni di natura più impattante, relative a nuove superfici edificate.

Il consumo reversibile è più accentuato nel Nord e più contenuto nelle Isole, dove la pressione insediativa appare complessivamente più limitata.

Dal punto di vista territoriale, il Nord-Est e il Sud si confermano le aree più interessate dal fenomeno, con quote rispettivamente del 25% e del 22% sul totale. Seguono le Isole e il Nord-Ovest, entrambe con incidenze del 19%, e infine il Centro con il 14%, che mostra valori più contenuti ma ugualmente significativi.

I dati di dettaglio, rappresentati nel grafico, rivelano nel Nord-Est un consumo di 1.481 ettari, di cui 242 permanenti e 1.239 reversibili; nel Sud sono stati trasformati 1.354 ettari agricoli, di cui 112 permanenti e 1.242 reversibili. Relativamente alle regioni del Centro Italia, le superfici coinvolte ammontano a 868 ettari (102 permanenti e 766 reversibili), mentre nelle Isole il consumo si attesta a 1.167 ettari, di cui solo 78 permanenti e oltre 1.089 reversibili.

In sintesi, pur prevalendo il carattere transitorio, la diffusione e l’intensità del fenomeno su tutto il territorio nazionale confermano una pressione costante sul suolo agricolo, che varia nelle forme ma non nella sostanza: la fertilità del terreno è compromessa, anche quando la trasformazione è solo “temporanea”.

In relazione alle tipologie produttive, i dati elaborati da ISMEA rivelano che il consumo di suolo agricolo ha riguardato soprattutto le classi colturali dei seminativi e dei prati-pascoli, tendenza che può essere spiegata dalle caratteristiche morfologiche e agronomiche di tali superfici. Si tratta per lo più di aree pianeggianti, facilmente accessibili e prive di investimenti agrari significativi, elementi che ne facilitano la conversione in nuovi insediamenti, infrastrutture temporanee o impianti produttivi non agricoli.

Per l’articolo completo, corredato da immagini esplicative: https://www.pianetapsr.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3308?fbclid=IwdGRzaAOfzNFjbGNrA5_MzWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHvGFXgWSLaBEEKJPGQKRxKJ0H7lnS-sh-3zA1HZdbvKIFKOm5zECsI43cn20_aem_4swxrhP-LpJm97ITRFrvSg&sfnsn=scwspwa

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