I fratelli Zunino sono la terza generazione di un’azienda che si trova a Taggia e che, da sempre gestita familiarmente, vanta oggi 100 mila metri quadrati interamente dedicati a cactus e succulente. Tecniche moderne, attenzione all’ambiente e una visione trasmessa dal padre Giuseppe caratterizzano l’attività odierna, gestita dai fratelli Tiziana e Luca. Abbiamo fatto qualche chiacchiera con Luca per entrare meglio nel mondo di questa realtà del territorio. 

Qual è la storia di questa azienda? 

«Siamo agricoltori da sempre: aveva iniziato mia nonna, e poi mio padre. Nel frattempo ci siamo evoluti: mia nonna faceva fiori e vendeva al mercato di Sanremo ai primi del Novecento, mio padre ha coltivato per cinquant’anni Asparagus plumosus e poi dal 2004 abbiamo diversificato e cambiato». 

Di cosa vi occupate ora? 

«Di piante grasse: piano piano abbiamo convertito tutta l’azienda e attualmente facciamo solo cactus e succulente». 

Con numeri importanti 

«Sì, siamo riusciti ad andare avanti e piano piano ci siamo fatti la nostra strada. Ci occupiamo di tutto il grande mondo del cactus, dalla “spina”, il cactus vero e proprio, alle succulente. In assortimento abbiamo oltre settecento varietà. Siamo specializzati in medi e piccoli esemplari e il nostro cavallo di battaglia è Euphorbia Eritrea, della quale produciamo centomila pezzi l’anno, siamo diventati il maggiore produttore europeo di questo tipo di pianta». 

Quali sono i mercati di riferimento?

«Arriviamo in tutta Europa con grandi catene, ma di recente si sono affacciati anche gli Stati Uniti e il Canada con cui da qualche anno facciamo spedizioni aeree. In Europa a viaggiare è il vaso con tutta la terra, mentre per gli Usa lasciamo le radici ma senza terra, le aziende locali ricoltivano. Siamo un’azienda di famiglia, nonostante i numeri siamo sempre noi a gestire l’amministrazione e abbiamo clienti enormi e competitor molto più grandi di noi. La differenza è il fatto di essere italiani e avere una gestione diretta, cerchiamo sempre di trovare la soluzione a ogni problema, che siano necessità culturali o problemi che non dipendono da noi come per esempio la chiusura di Suez, il blocco dei container con i vasi. C’è una cura in più che il cliente ci riconosce»

Quanti siete in azienda? 

«Io e mia sorella facciamo rete: mio padre aveva diviso l’azienda tra me e lei, ma lavoriamo insieme. In tutto abbiamo una quarantina di dipendenti». 

Nel tempo vi siete avvicinati sempre più a innovazioni e sostenibilità ambientale 

«Sì, nasciamo come azienda floricola di sei ettari, mio padre nel tempo aveva già creato una realtà tra le più grandi della provincia ma il suo mondo finiva con i pochi clienti legati al territorio, che bastavano ad assorbire tutta la produzione. Il mercato poi si è globalizzato e il Plumosus non andava più molto di moda e ha avuto una flessione naturale. Ci siamo trovai quindi con una grossa azienda ma con il problema di farla funzionare. Piano piano abbiamo iniziato a creare una strada. Avevamo molte serre mal sfruttate, quindi nel 2009 abbiamo pensato al fotovoltaico, decidendo di inaugurare un impianto con grosse spese». 

Ha dato risultati? 

«Siamo riusciti a farci finanziare gli investimenti e il fotovoltaico è stato il volano che ha fatto ripartire l’azienda: la tranquillità economica ci ha permesso di crescere, grazie al fotovoltaico abbiamo fatto andare avanti l’azienda e oggi è una vera economia per noi. Negli ultimi due anni abbiamo mandato avanti altri progetti legati al fotovoltaico per coprire la totalità dell’azienda, abbiamo batterie e colonnine per le ricariche, siamo molto attenti su questi aspetti e anche sull’acqua, per quanto trattandosi di piante grasse non sia così determinante». 

Le piante di cui vi occupate risentono del cambiamento climatico?

«Il cambiamento si sente, noi che siamo tutto il giorno al sole e lavoriamo con la terra lo vediamo: prima a ottobre erano ferme e invece ora accade che stiano vegetando, sono cambiati un po’ i cicli e abbiamo dovuto adattarci rispetto a dieci anni fa. Anche l’intensità del sole è cambiata: prima bastava una rete ombreggiante, ora bisogna aumentare il grado di copertura. La pianta grassa è avvantaggiata, resiste meglio, e noi possiamo allungare il ciclo, ma il troppo caldo crea problemi anche a noi». 

Ci sono varietà particolari in azienda, oltre all’Euphorbia? 

«Negli ultimi anni la necessità e la tendenza del mercato ci ha portati ad aumentare l’assortimento e moltiplicare le piante che erano di nicchie strette, di cui avevamo pochi pezzi, predisponendole per mercati più ampi. È sempre importante stare attenti alle specie e varietà che sono più richieste in determinati momenti. L’obiettivo è fare qualcosa che piace, a un prezzo contenuto». 

Intervista di Alessandra Chiappori.

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