Nato per costruire un nuovo modello di benchmark per il settore florovivaistico ligure attraverso schede di rilevamento dei dati tecnico-produttivi e commerciali personalizzate, il progetto Oss.Eco.Flo coinvolge l’Istituto Regionale per la Floricoltura, soggetto capofila, il Distretto Florovivaistico del Ponente, il Centro di Istruzione Professionale Agricola e Assistenza Tecnica Liguria, Confagricoltura Liguria, PSR & Innovazione Liguria Srl e Florcoop Sanremo.
Oss.Eco.Flo guarda a un futuro Osservatorio economico della floricoltura ligure, uno strumento utile a misurare e monitorare le performance economiche delle singole aziende florovivaistiche e permettere di confrontare le loro performance con le medie di comparto. Per arrivare all’obiettivo i passi sono diversi: dall’analisi del contesto attuale all’impostazione di un modello da testare da prima su un’azienda pilota e successivamente su un campione di aziende rappresentative delle 5 filiere liguri, fiore reciso, fronda recisa, vaso fiorito e vaso aromatica. Scopo ultimo, uno strumento di benchmark aziendale e di analisi di settore.
Marcello Militello dell’IRF è entrato nei dettagli del progetto.
Da cosa nasce Oss.Eco.Flo?
«Il problema da cui nasce è la constatazione che il settore della floricoltura ligure, per quanto rilevante dal punto di vista economico, non ha un fondamentale strumento di monitoraggio e analisi delle performance produttive per poter affrontare in maniera strutturata e non casuale le sfide della globalizzazione e migliorare la programmazione strategica, e non esiste un’informazione oggettiva che riassuma il settore sia sul livello nazionale che su quello internazionale».
Non ci sono attualmente strumenti analoghi?
«L’ultimo specifico per la floricoltura ligure risale agli anni ‘90, con conti colturali e tendenze commerciali, nel frattempo la globalizzazione ha reso la situazione più complicata: ancora più aziende soffrono nel dover capire dove, esattamente, si posizionano. Oss.Eco.Flo nasce per colmare questo importante gap, fornendo uno strumento che posizioni l’azienda, e il settore, sulla media nazionale e internazionale»
Entriamo meglio nei dettagli del progetto…
«Il progetto ha due anime, una più nazionale, l’altra più “locale” se vogliamo. Per arrivare alla tipologia di analisi statistica a cui puntiamo, gli altri paesi hanno osservatori che raccolgono dati da decenni. Noi nei due anni del progetto non abbiamo l’ambizione arrivare a questo, a un Osservatorio cioè già funzionante e definitivo, ma vogliamo creare il modello di raccolta dati e analisi, con le schede per le interviste e la base per far sì che un potenziale futuro osservatorio sia autonomo. Puntiamo, per la fine del 2028, ad avere uno strumento da mettere a regime. Quello che abbiamo progettato è un metodo oggettivo, replicabile, che permetta di avere una serie di indicatori utili a conoscere i punti forti e non delle aziende permettendo alle aziende floricole di conoscere meglio i propri margini, l’efficienza nell’uso delle risorse, acqua, fertilizzanti, energia, fitosanitari, e di riposizionarsi strategicamente lungo la catena del valore».
Utili anche a livello nazionale…
«Sì, politico e di amministrazione: sapere come è strutturato il settore, quali sono i punti deboli, permette di interpretare lo sviluppo e la crescita del settore sulla base di parametri oggettivi».
Che attività specifiche porterete avanti?
«Partiremo da un’analisi di contesto, non tanto di quello floricolo, quanto il contesto di tutti gli strumenti presenti in Italia che si occupano di filiere più importanti, quelle frutticole e cerealicole. La base dati è enorme, ma nessuno di quei modelli si può applicare alla floricoltura, perché le aziende sono piccole, cambiano di anno in anno così come il mercato, che è più dinamico rispetto alle principali filiere. Alla fine di questa analisi arriveremo a creare una serie di schede intervista specifiche. Una volta create queste schede di rilevamento dati, passeremo ai test, verificando che le schede siano in effetti compilabili dalle aziende e dai tecnici in maniera autonoma attraverso ring-test con l’azienda partner. Quando le schede saranno rilasciate, faremo una prova, un beta test su un campione di aziende selezionate che si aggirerà su circa un centinaio. Quella sarà la prima immagine nitida del comparto ligure».
A cosa arriverete?
«Tra gli output di progetto ci sarà anche l’analisi di benchmark dell’azienda, una serie di analisi cioè da cui emergeranno degli indicatori rispetto alle medie, un cruscotto informativo e una sorta di fotografia dell’azienda paragonata alla media nazionale e internazionale. La floricoltura per la Liguria rappresenta il 20% dell’economia ligure, ma il 70% dell’export nazionale, per cui ha sicuro rilievo, anche se non conosciamo il posizionamento preciso di ogni singola azienda: sta lavorando bene o male? Quali aree di criticità ha? Per esempio approvvigionamento energetico o delle materie plastiche. Con un’analisi di benchmark queste situazioni diventano chiare. Se compreso, può diventare uno strumento molto forte per le aziende».
Quale sarà il territorio di analisi?
«Il mondo della floricoltura ligure, in particolare da Ventimiglia fino alle porte di Genova. Ci occuperemo delle le quattro filiere liguri più una, ovvero di fiore reciso, fronde recise, vaso fiorito, aromatiche in vaso e infine la rete commerciale, per ciascuna prenderemo un prodotto di riferimento».
Il progetto è iniziato da pochissimo
«Formalmente dal primo luglio, con la creazione dell’ossatura insieme ai partner. Ciascuno si è sempre mosso in autonomia, per questo sono stati loro i primi motivatori del progetto. L’azienda su cui si svolgerà il beta test è FlorCoop, una grande realtà molto rappresentativa per la produzione, che ci metterà a disposizione la sua esperienza ed i suoi dati. Il progetto include anche attività formative, con le aziende e con i tecnici, dedicate all’illustrazione di questo modello complesso, è importante che le aziende ed i tecnici comprendano il ruolo strategico di questo progetto e dello strumento che ne verrà fuori».
Quale sarà il ruolo di Irf?
«Non abbiamo competenze specifiche all’interno di IRF, avvalendoci anche di collaborazioni con professionalità specifiche della storia dell’economia agraria Italiana, coordineremo i partner, nelle varie attività in cui si snoda il progetto e con le associazioni di categoria individueremo il campione di aziende su cui testare il modello».
Quale sarà il prossimo passo?
«Inizieremo in autunno con l’analisi di contesto, il punto di partenza: dobbiamo sapere cosa esiste attualmente per poterci occupare delle schede. Da qui vedremo punti di forza e criticità. È verosimile poi che i primi test partiranno in primavera. Speriamo per la fine del primo anno di progetto di avere un modello testato, così da entrare con il secondo anno appieno nella parte delle interviste».
Intervista di Alessandra Chiappori.





