Il Settore Fitosanitario Regionale ha una delle sue sedi a Sanremo in cui operano 4 tecnici e due amministrativi, un punto strategico in un’area a forte vocazione florovivaistica come il ponente, da cui partono 400 tonnellate annuali di prodotto reciso. Abbiamo approfondito con l’ispettore fitosanitario Giuseppe Siccardi, referente del Servizio per l’importazione e l’esportazione, alcuni aspetti che riguardano in particolare l’esportazione, nell’ambito della quale Regione interviene con controlli e assistenza ai produttori.

Come funziona il Settore Fitosanitario Regionale?
«Abbiamo sedi nelle quattro province, ognuna è caratterizzata da produzioni vegetali. La Spezia ha un po’ di viticoltura e orticoltura, è piccola rispetto alle altre ma ha un porto, dove viene controllata l’importazione di prodotti vegetali. Genova con il suo porto è importante per le importazioni ma anche per le esportazioni, visto che le produzioni delle attività locali sono commercializzate via nave. Più marcate sono le produzioni di savonese con vasi fioriti o aromatiche, prodotti che possono anche arrivare anche da altre regioni italiane per essere ricoltivati o commercializzati da Albenga, e produzioni nell’imperiese di fiori e fronde ornamentali recisi, che sono commercializzati in tutta Europa e negli altri continenti».
L’attività portuale ha un peso non indifferente…
«I tre porti di Genova, La Spezia e Savona hanno attività prettamente commerciali, questo dimostra quanto sia importante la Liguria come frontiera nel commercio tra paesi extraeuropei e l’Europa stessa. Si parla propriamente di esportazione quando riguarda i paesi extra l’UE, vista la sottoscrizione di Schengen per la libera circolazione tra paesi».
Vi occupate di export ma anche di import
«Le stesse attività sono svolte quando i prodotti vegetali esterni all’UE fanno ingresso qui da noi. Svolgiamo controlli non solo per conto del nostro paese ma nell’interesse di tutta l’Unione Europea, e visto che la Liguria è una regione di confine, abbiamo la prerogativa importante di monitorare l’introduzione di prodotti. Come nazione aderente abbiamo naturalmente anche delle esportazioni che riguardano le attività di commercializzazione delle produzioni».
E la provincia di Imperia?
«Non ha porti commerciali, i prodotti sono due in particolare, il fiore reciso e le fronde verdi usate per le composizioni per regali, feste o ricorrenze. In questa provincia, per la presenza del Mercato dei Fiori di Sanremo, transita anche merce di altre regioni, per esempio dal Lazio o dal napoletano».

Sanremo ha un posto speciale nel contesto della floricoltura
«Il posto dove svolgo la mia attività è la sede di Sanremo del Settore, dove mi occupo per lo più di fiori recisi: dal dopoguerra sono sempre stati un prodotto di punta, specie dagli anni Cinquanta quando le migliori condizioni hanno aumentato il valore economico. Dopo il boom economico, con la crisi energetica, i maggiori costi hanno svantaggiato le coltivazioni classiche – garofani e rose per esempio – e si sono aperti nuovi mercati di produzione anche in America Latina e Africa. La coltivazione italiana di questi prodotti si è invece spostata in altre regioni sempre per via dei maggiori costi».
Qual è il periodo più intenso per l’export?
«La maggior commercializzazione è tra settembre e aprile, ci sono maggiori richieste da parte dei consumatori. Le essenze locali sono rimaste una caratteristica dello scambio, specie il verde ornamentale – prima dall’eucalipto coltivato da piante importate dall’Australia – o la mimosa, ginestra, grevillea che non vengono prodotte in altre zone di Europa o del mondo. Si è provato a fare del Ruscus in Ecuador, per esempio, ma quando piantato in quei territori non ha le caratteristiche del nostro».
Quali altri prodotti sono richiesti da questa zona?
«Oltre queste essenze ci sono il papavero il ranuncolo, l’anemone, che hanno sostituito un po’ il garofano e la rosa».
I prodotti esportati devono avere una buona resistenza nel tempo
«È un fattore rilevante: molti bellissimi fiori dopo che sono stati recisi il giorno dopo cadono a terra, invece in questo caso devono essere conservabili per circa due settimane dopo essere stati tagliati e lavorati, questo garantisce la commerciabilità».
In cosa consiste la vostra attività?
«Svolgiamo vigilanza e controllo: nel caso delle esportazioni il prodotto deve rispondere a caratteristiche di tipo fitosanitario dettate dai paesi destinatari. Esistono organizzazioni sovranazionali – derivano dalla FAO, organizzazione delle Nazioni Unite – che regolamentano questa normativa a livello mondiale sui requisiti fitosanitari. Riguardano i modi in cui ogni paese deve adeguare la propria legislazione, come indicare le necessità dei prodotti, quali insetti, funghi o batteri o virus devono essere attenzionati».

Per i fiori recisi ci sono requisiti particolari?
«Sicuramente quando usciamo dal continente europeo, e se andiamo lontano, la presenza di organismi è diversa dalla nostra. Le norme sono dunque reciproche, qui entrano in gioco i porti liguri e aeroporti nazionali e dell’UE: ciò che applichiamo per l’esportazione, i paesi extra UE devono applicarlo quando decidono di esportare i propri prodotti vegetali. Siamo noi a svolgere questa vigilanza».
I requisiti devono essere garantiti dal produttore
«Siamo avvantaggiati in questo: ciascuno ha sviluppato tecniche, anche se dipende sempre dal prodotto: il prodotto è raccolto pezzo a pezzo, facendo così se ne monitora già l’integrità visiva, questo aiuta a escludere la presenza di organismi nocivi visibili, cosa che avviene già durante la coltivazione. Si controlla che siano prodotti ben sviluppati, che non presentino macchie di funghi o batteri, modificazioni del colore e presenza di insetti, anche perché il commerciante li escluderebbe. Anche il confezionamento pezzo a pezzo in magazzino aiuta, effettuato da addetti preposti all’imballaggio della merce Il grossista commerciante riceve la merce e la suddivide in base a caratteristiche varie. Spesso le confezioni finali sono cartoni predisposti per la spedizione aerea».
Quali sono i paesi in cui si esporta?
«Per il reciso e il verde ornamentale parliamo di più di 20 paesi, fuori dall’UE e in maniera costante. Per esempio, la Norvegia, la Gran Bretagna, , ma anche gli Stati Uniti e il Canada, acquirenti costanti, Israele, il Medio Oriente, gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, che sta aumentando negli ultimi anni. Un altro acquirente tradizionale è il Giappone, ma anche la Cina è presente, e il Kazakistan. L’Australia sta incrementando le richieste, ed essendo un’isola ha condizioni particolari».
Come seguite le aziende?
«Forniamo un affiancamento costante nelle aziende che esportano in questi oltre venti paesi, si trovano a Sanremo, Taggia, Camporosso, Vallecrosia. Abbiamo delle prescrizioni particolari, in genere puntuali, sulle quali vigiliamo giornalmente attendendo gli ordini che le ditte hanno dai clienti. L’iter si conclude con la compilazione del certificato sanitario di esportazione che viene consegnato con la visita della merce presso i magazzini del commerciante. È un’attività che richiede presenza costante tutto l’anno non tanto per via dei fiori, che hanno periodi di fioritura limitati, ma delle fronde che sono presenti tutto l’anno».
Come sono trasportati i fiori?
«Una volta Per lo più via autotrasporti, e chiaramente in aereo, ma se prima l’aeroporto di Nizza era particolarmente sviluppato per la commercializzazione, ora si privilegiano gli hub, che sono in mano agli olandesi, sia per la merce che va a est sia per quella che viaggia verso ovest. Chiaramente per raggiungere l’Olanda si usano vie terrestri, si raggiungono così le compagnie di cargo che raccolgono sia le produzioni olandesi che quelle di altri paesi. Però per raggiungere l’Olanda ci vuole un po’ un po’ di tempo: il prodotto parte il pomeriggio tardi, arriva di primo al primo mattino per essere imbarcato poi il pomeriggio successivo».
Intervista di Alessandra Chiappori.





