L’Istituto Aicardi di Albenga, una delle tre anime dell’Istituto Secondario Superiore Giancardi Galilei Aicardi, è una scuola tecnico-professionale che ben si inserisce in un territorio di aziende agroalimentari come quello della Piana di Albenga, città dove ha sede. Si suddivide in un due percorsi. Da una parte c’è il percorso tecnico “agraria, agroalimentare e agroindustria”, che prepara per la gestione delle attività produttive, trasformative e valorizzative del settore, con attenzione alla qualità dei prodotti, al rispetto dell’ambiente, senza tralasciare gli equilibri ambientali del territorio. Da qui, il triennio offre diverse articolazioni per approfondire le produzioni animali e vegetali, la gestione dell’ambiente, ma anche la viticoltura ed enologia. C’è poi il percorso professionale “agricoltura sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio, gestione delle risorse forestali e montane“, che consente l’accesso alle facoltà universitarie, per diventare agronomo o lavorare in aziende agricole e agroalimentari.
Ci siamo fatti raccontare qualcosa in più dalla professoressa Mariella Gaudenti, vicepreside, che quest’anno celebra 25 anni nella scuola.
Professoressa, che cos’è oggi la realtà di questa scuola?
«L’istituto Aicardi di oggi è un po’ diverso da quello del 1986, quando era nato come sede distaccata dell’Istituto Aicardi di Sanremo. All’inizio era maggiormente a indirizzo floricolo, poi con la crisi ci siamo buttati un po’ sull’orticolo e sulle aromatiche. Nel 2000 è stato accorpato al tecnico di Albenga e all’alberghiero di Alassio, diventando quindi un istituto variegato, molto più coeso in questi ultimi anni in cui c’è stata una collaborazione ampia tra tutte e tre le scuole».
Parliamo di progetti condivisi…
«Sì, abbiamo collaborato per progetti, l’ultima esperienza insieme al tecnico è stata quella di Fior d’Albenga, dove abbiamo vinto un terzo premio realizzando l’aiuola e gli effetti speciali con un tabellone e qr code da inquadrare per risalire al nome delle piante e alle loro caratteristiche di coltivazione. È stata un’interazione positiva».
Qual è stata la sua esperienza in questa scuola?
«Quest’anno festeggio le nozze d’argento con la scuola, ed è l’anno della mia pensione. Ma posso dire che sono soddisfatta di come sta andando avanti l’istituto. Intanto perché è inclusivo sotto tanti aspetti. I nostri studenti devono essere un po’ coccolati, guardati da vicino, senza fermarci alla crosta. Dobbiamo cercare di capirli per adeguare le nostre metodologie al loro modo di essere e di imparare».
Chi sono gli studenti che scelgono l’Istituto Aicardi?
«I nostri sono studenti che hanno una passione. Non è detto arrivi dall’azienda di famiglia: non è vero che tutti quelli che vengono da noi hanno l’azienda o una famiglia contadina che li spinge a continuare questo percorso approfondendo le tecniche, migliorando l’andamento produttivo dell’azienda e quindi avendo conoscenze anche teoriche oltre a quelle pratiche. Molti ragazzi hanno delle fragilità, i cosiddetti BES. Tanti si iscrivono perché l’amico si è iscritto, o perché sono vicini a casa. Sono i casi a cui dare una motivazione durante il percorso, altrimenti, senza un interesse personale, rischiamo di perderli».
È una scuola molto legata al territorio
«C’è un legame molto stretto con il territorio, collaboriamo con diverse amministrazioni comunali a partire da Albenga, e abbiamo dei progetti che portiamo avanti da tempo. Fior d’Albenga è un esempio, ma anche il recupero dei cosiddetti quattro di Albenga, festeggiati periodicamente. Un po’ prima di Pasqua è il momento del carciofo spinoso, con Albenga in tavola, e sia noi che l’istituto alberghiero facciamo attività insieme, portando e valorizzando i nostri prodotti in piazza con gli assaggi. È una bella interazione tra i nostri due plessi scolastici. Dal carciofo passiamo poi all’asparago, alla trombetta e al pomodoro cuore di bue».
E poi c’è la collaborazione con le aziende
«Il Comune ci ha fornito in comodato d’uso delle aree nei pressi della scuola che abbiamo sistemato grazie a un progetto con Regione Liguria destinato alle aziende agricole e dedicato al mantenimento del germoplasma di piante antiche, a rischio estinzione. Noi abbiamo puntato su peschi, fichi e susini per le colture arboree. E poi sul carciofo spinoso e sul broccolo di Albenga. È un progetto durato tre anni in via di conclusione».
Le aziende sono state parte del progetto
«Sì, abbiamo avuto partner formativi, come l’E.L.Fo. Ente Ligure di Formazione, e aziende. Siamo legati al territorio proprio attraverso le aziende che prendono i nostri studenti per il PCTO, quello che una volta si chiamava alternanza scuola-lavoro. Abbiamo bisogno di aziende che accolgano i nostri studenti e li introducano al mondo del lavoro. Magari da qui si possono aprire opportunità future. Oltre alle piccole aziende siamo anche in contatto con realtà più grandi, per esempio la Cooperativa ortofrutticola, o quella olivicoltori di Arnasco e viticoltori di Ortovero, con cui abbiamo progetti in corso, anche con la scuola primaria e media».
Qualcuno va avanti con gli studi?
«Da quando sono in questa scuola ho visto agrotecnici diplomati diventare medici, commercialisti, avvocati, o entrare a scienze agrarie. Quest’anno ho chiamato un mio ex allievo che ha studiato enologia e ora lavora ad Alba per fare una lezione ai miei studenti di quinta. E poi tra i miei colleghi, non sono insegnanti tecnico pratici ma laureati, ho sei miei ex studenti, è una cosa che mi inorgoglisce».
Che cosa le lasciano tutti questi anni all’Aicardi?
«Penso che mi mancheranno i colleghi, ma ancora di più i ragazzi. In tutti questi anni ho avuto un bel rapporto con loro».
E nel futuro?
«Mi ero ripromessa di scrivere un testo, un libro di scuola che possa essere utile dalla prima alla quinta con le cose importanti, così che i ragazzi facciano meno fatica e tanta pratica in più. Oggi nei professionali bisogna tirare fuori più che le conoscenze le competenze, saper fare più che saper ripetere a memoria qualche concetto. Dobbiamo poi sempre pensare che formiamo degli uomini e delle donne che saranno la nostra nuova classe politica ed è giusto che abbiano anche le conoscenze».
Intervista di Alessandra Chiappori.





